Il campo degli scout si trasforma in rodeo con i cavalli imbizzarriti

Due cavalli liberi, selvaggi, come nelle grandi praterie, come in Texas, come nelle mandrie dei celeberrimi purosangue inglesi. Solo che non siamo in un'area semidesertica del West americano e neppure nelle campagne inglesi o gallesi dei secoli scorsi, ma a Genova, in alcuni campi poco distanti dal popoloso quartiere di Molassana, alla presenza di 40 giovanissimi boyscout e dei loro accompagnatori.
Un cavallo bianco, maestoso, degno di una fiaba, e uno stallone di razza: un baio di ceppo arabo dal mantello rosso e dal genetico «sangue caldo», in un pascolo senza steccati e senza confini. Epperò, con sangue e testa calda, da purosangue che si rispetti, la «Furia» di casa nostra non ci ha pensato due volte a caricare i giovani lupetti sul sentiero. Prima è la volta dei ragazzi del reparto del Genova 3 della parrocchia di Santa Zita, poi del gruppo Cngei Genova 5, e infine di un reparto dell'Agesci. Via al galoppo, nitrendo e scalciando contro tutto e tutti, fortunatamente senza gravi conseguenze per nessuno.
«Addosso a chi vìola l'area incontaminata di mio controllo» pare il grido di battaglia del cavallo senza né ferri né cavaliere, mai domo, neppure quando i tre gruppi scout sono riusciti a raggiungere i prati Casalini. Lì è arrivato e da lì non si è mosso, notte compresa. Lì è rimasto accanto alla sua compagna, decisamente più mansueta, a puntare i giovani infreddoliti e spaventati dentro i loro sacchi a pelo. Lì ha continuato a rincorrere gli scout più ribelli, fermando il suo galoppo, e una carica più da toro che da cavallo, sempre e soltanto al «muso contro muso». Notte di spavento, ma dal grande fascino, per i giovani di un'età compresa tra gli 11 e i 16 anni protagonisti dell'avventura. Una storia avvolta da un'atmosfera di altri tempi e soprattutto altri luoghi.
La notte però porta consiglio e in mattinata la convivenza tra uomini e animali si è fatta più serena, con i due cavalli addirittura partecipi e «involontariamente» al centro di alcune cerimonie scoutistiche. Fine della favola domenica sera con il rientro in città dei giovani, e soprattutto con l'arrivo di un cowboy nostrano, deciso a catturare «al lazo» i due irrequieti quadrupedi. Pare che i cavalli fossero scappati da un «ranch» della zona, o più semplicemente lasciati liberi da qualche incauto proprietario. «Questa è la stagione del pascolo - spiega un allevatore - in cui questi esemplari dovrebbero galoppare allo stato brado». Liberi come una volta, almeno per un po'.