An in campo per evitare il Massimo danno

Apertura all’ex ministro dell’Interno contro la possibilità che D’Alema passi coi soli voti della sinistra. «Chiediamo un nome che unisca»

Fabrizio De Feo

da Roma

Sul tavolo della trattativa quirinalizia Alleanza Nazionale, fin dal primo mattino, gioca la carta Napolitano. Una indicazione secca, fatta filtrare con tutte le cautele del caso. Ma dettata senza opzioni alternative.
È lo stesso Gianfranco Fini, in mattinata, a dettare la strategia parlando con alcuni senatori di peso del suo schieramento, prima della riunione dei gruppi nella Sala della Regina di Montecitorio: «Ragioniamo in termini politici» dice il leader di An. «Dobbiamo evitare di ritrovarci con l’Unione che sfonda su D’Alema al quarto scrutinio. Non possiamo correre questo rischio. L’Unione ha adottato un metodo sbagliato, se avesse ripresentato la nostra rosa semplicemente aggiungendo il nome di Napolitano non ci sarebbero stati problemi. Ma a questo punto bisogna lavorare per chiudere, magari per domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr)».
Alla prova dei fatti il primo voto a Camere riunite si risolve in una fumata nera. Ma in serata le quotazioni di Giorgio Napolitano salgono con decisione. Con Gianfranco Fini che, di concerto con Pier Ferdinando Casini, fa salire il pressing sugli alleati sul nome del senatore a vita iscritto ai Ds e arriva fin quasi a strappare un via libera. «Bisogna uscire dall’arroccamento e fare una mossa politica all’insegna del dialogo per evitare che l’Unione si senta legittimata a eleggere da sola il successore di Ciampi» dice Fini al premier dimissionario che sembra convincersi. Nel vertice serale tra i leader della CdL, però, la candidatura Napolitano, a causa delle resistenze della Lega, subisce una brusca frenata. E Fini decide di non forzare la mano e far defluire gli eventi verso la terza votazione: quella che potrebbe chiudere la partita del Quirinale, qualora si raggiunga un accordo con l’Unione e si stabiliscano con chiarezza le condizioni per questa investitura allargata. Nella seconda votazione, invece, quella fissata per la mattinata ci sarà soltanto un passaggio interlocutorio, con i due schieramenti che si sonderanno votando entrambi scheda bianca.
Le parole ufficiali, per il momento, restano interlocutorie. «Stiamo lavorando a una soluzione unitaria che ricalchi il metodo che portò all’elezione di Carlo Azeglio Ciampi», dice Andrea Ronchi, deputato e portavoce di Alleanza Nazionale, al termine del vertice della Cdl a Palazzo Chigi a cui partecipano tutti i leader della coalizione. «Non è un problema di veti. Noi chiediamo, abbiamo chiesto e chiederemo una personalità che possa unire e non dividere. Dobbiamo continuare nello spirito del presidente Ciampi che in questi sette anni ha dato un importante segno istituzionale: chiediamo che quella strada non venga interrotta». Su un punto, però, An pronuncia davanti agli alleati parole chiare: «Non ci divideremo per Napolitano». Una risposta a quanti, dentro l’Unione e anche dentro la Cdl, arrivano a ipotizzare che il partito di Fini e quello di Casini, in mancanza di un accordo, possano votare da soli il senatore a vita diessino, determinando una profonda frattura nell’opposizione. «Il centrodestra è stato, è e sarà assolutamente unito anche in questi importanti momenti istituzionali» insiste Ronchi.
Resta la parola d’ordine che An ha ormai adottato come propria: fermare il «soldato Massimo». «Anch’io sono convinto che Alleanza Nazionale debba provare a persuadere tutta la Cdl a votare Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica e farlo prima possibile» commenta l’esponente di An Carmelo Briguglio. «Non c’è un solo motivo per rischiare di ritrovarsi Massimo D’Alema al Quirinale. Non si tratta solo di obiettivo apprezzamento per un uomo di Stato che pure ha una storia politica alle spalle - prosegue Briguglio - ma anche di un’intelligente strategia di riduzione del danno che deriverebbe dalla occupazione della più alta magistratura della Repubblica da parte di un capo-partito sicuramente intelligente ma del tutto inidoneo al ruolo di arbitro».