«Il campo-modello? È un covo di delinquenti»

Arrestati, usufruiscono dei domiciliari al campo rom. Ma non contenti si fanno ribeccare a delinquere. Sempre la stessa storia per i carabinieri, questa volta della stazione di Tor de’ Cenci, che venerdì pomeriggio hanno arrestato tre bosniaci, tutti pluripregiudicati e domiciliati all’interno del campo nomadi di Castel Romano dove erano ai domiciliari. I tre sono stati intercettati da una pattuglia dei carabinieri ben lontani dal proprio domicilio e dopo un primo controllo alla banca dati sono stati portati in caserma per ulteriori accertamenti dove sono stati identificati.
Al termine delle formalità di rito gli arrestati sono stati condotti nel carcere di Rebibbia. All’interno del campo nomadi, risultano domiciliati anche gli altri 8 nomadi, tutti pregiudicati ed anch’essi sottoposti al regime degli arresti domiciliari o della detenzione domiciliare, che non soltanto si trovavano fuori dal proprio domicilio ma sono stati arrestati in flagranza di reato per una rapina commessa a Trinità dei Monti ai danni di un turista americano.
«Il campo nomadi di Castel Romano è un covo di delinquenti. Intervenga il Prefetto per chiuderlo e per rispedire in patria gli irregolari che compiono atti criminali - dichiara Fabio Sabbatani Schiuma (La Destra)- anche alla luce dei fatti odierni che hanno visto le forze dell’ordine arrestare tre zingari per evasione e una banda di 8 piccoli furfanti che rapinavano sulla scalinata di Trinità dei Monti, un turista americano: tutta gente domiciliata lì con i quali sono conniventi anche tutti gli altri che non li denunciano».
«Ancora non sono chiare - continua Schiuma - quali autorizzazioni siano state date per allestire delle tende ed impianti di illuminazione in un’area che fa parte della Riserva Naturale Decima Malafede, zona sottoposta a rigorosi vincoli ambientali e urbanistici. Quello che doveva essere un campo di accoglienza momentaneo ha messo ormai le sue radici sempre più salde portando delinquenza dentro l’area protetta sulla via Pontina. I romani sono stufi di questa gentaglia».
Schiuma ricorda come «la storia di questo campo comincia nel settembre del 2005 quando i 700 zingari di vicolo Savini furono trasferiti a Castel Romano per urgenza e temporaneamente, comunicò all’epoca il Comune stesso, “al massimo per tre mesi”, fu assicurato. Ma poi la Regione Lazio autorizzò la permanenza fino al giugno successivo con la motivazione dell’impossibilità di effettuare un nuovo trasloco dei 700 zingari e delle loro roulotte in pieno inverno e furono ancora dati altri sei mesi di permesso».