Un campo rom in centro: è proprio anarchia

Degrado in pieno centro a Milano, nella zona tra Corso Como e la stazione Garibaldi, a due passi dalla movida: un’enorme favela vicino a locali e vetrine. E il tunnel vicino ai nuovi grattacieli diventa un dormitorio

Ai piedi dell’avveniristico grattacielo, che svetta sulle teste dei milanesi a passeggio tra le vetrine alla moda e i locali trendy di corso Como, si sviluppa una favela popolata da numerose famiglie rom. Ed è nel cuore della notte che decine di nomadi trovano rifugio negli anfratti di quella che vuole essere la zona più «fashion» della città.
Dormono dove capita. Mangiano sui marciapiedi. Trasformano le strade in discariche a cielo aperto. Di giorno, fanno la spola tra la stazione Garibaldi e i semafori che smistano le auto di passaggio davanti al cimitero Monumentale: chiedono la carità, indispettiscono i più spruzzando una brodaglia grigiastra con l’intento di lavare i vetri, fanno sparire velocemente i portafogli dalle tasche dei pendolari in attesa che arrivi la metropolitana, mandano i più piccoli a tampinare gli anziani che escono dal supermercato. Di notte, invece, prendono possesso degli angoli dimenticati dall'amministrazione comunale: si ubriacano di birra, pretendono l’obolo da chi cerca un parcheggio prima di andare in discoteca, davanti allo storico Radetzky Café le donne trascinano i figli svogliati nel tentativo di impietosire chi, tra uno spritz e l'altro, fa l'aperitivo. Milano come Rio de Janeiro. È questa la favela in salsa meneghina, dimenticata dal neosindaco Giuliano Pisapia e che spaventa sempre più i residenti.

Le prime famiglie di rom sono arrivate lo scorso anno, quando è stato abbattuto l’autolavaggio di Porta Volta. Una immensa distesa, a pochi passi da largo La Foppa, ha subito accolto le baracche di cartone che, puntualmente, venivano abbattute e sgomberate dalla polizia municipale. Questo fino a maggio. Poi il «vento che cambia» si è portato dietro nuove famiglie che hanno preso d’assalto tutta la zona. Colpa, probabilmente, di una nuova politica nei confronti dei campi nomadi abusivi, la presenza dei rom si è allargata a macchia d’olio. Impossibile contarli perché, ogni giorno, si spostano. L’area che un tempo ospitava l’autolavaggio è subito diventata una zona off limit. Ovunque i resti di cibo, gli escrementi, le bottiglie di vetro rotte, l’odore che nelle giornate più calde soffoca il respiro, i cartoni marci che, nelle notti di pioggia, vengono usati per avere un riparo sulla testa, i panni laceri e sporchi gettati in terra. Una discarica a cielo aperto, appunto. Anche tra le auto dei residenti, parcheggiate a lisca di pesce lungo il viale che porta al Monumentale, hanno iniziato a trascorrere la giornata i nomadi che di giorno chiedono l'elemosina al semaforo, di notte si ubriacano e dormono sui sedili posteriori di alcune macchine. Anche lungo lo spartitraffico di via Ceresio i netturbini non fanno a tempo a pulire il pattume che, nel giro di poche ore, tornano ad accumularsi i resti dei pasti, le bottiglie di birra e gli escrementi.

Nelle ultime notti, piovose e umide, alcune famiglie hanno deciso di andare a dormire sotto il tunnel che collega la stazione Garibaldi a via Melchiorre Gioia. Tra i fumi dei gas di scarico e i rombi dei motori che sfrecciano in continuazione, al di là del guard-rail spuntano quei profili scuri che difficilmente scambieresti per corpi vinti dal sonno. Poi, però, qualcosa si muove. E capisci. Una mamma si alza e trova posto, seduta, per allattare un bimbo in fasce. Un uomo, in cerca di pace, si volta sul fianco per trovare una posizione più comoda. A nessuno viene da fermarsi. E i residenti si rifiutano di usare il passaggio sotto il tunnel per non imbattersi nei nomadi. Hanno paura. Come ce l’hanno quando devono cercare un parcheggio in via Pasubio, dove ogni sera i rom si improvvisano parcheggiatori, pretendono l'euro e diventano violenti contro chi si rifiutano di darglielo.

Stona il contrasto tra i grattacieli futuristi e il degrado che sembra degenerare, ogni giorno di più, in tutto il quartiere. A chi ha telefonato alla polizia municipale per denunciare il proprio disagio è stato risposto che la segnalazione era già stata fatta da altri residenti. Tutto qui. Nessuna assicurazione di intervento, né nell'immediato né in futuro.