Campo rom, il sindaco di Pioltello «soccorre» Penati

«Sgomberati di Capo Rizzuto? Dobbiamo farci carico del problema». Ma non spiega come

Gianandrea Zagato

«Dobbiamo farci carico del problema, anche se abbiamo già turbolenze sociali». Parola di Mario De Gaspari, primo cittadino di Pioltello. Don Virginio Colmegna incassa, soddisfatto. E l’assessore provinciale Francesca Corso avverte che «la Provincia mette il suo tassello per riaffermare la democrazia e per dimostrare, domani, come pure all’interno del Comune di Milano sia possibile fare questo».
Applausi sotto il tendone della festa dell’Unità, dove il dibattito sulla questione rom offre, a sorpresa, una possibile soluzione a Filippo Penati per uscire dall’impasse che la sua amministrazione ha creato dopo lo sgombero del campo abusivo di via Capo Rizzuto.
Finora, infatti, Palazzo Isimbardi al di là della vis polemica non ha saputo individuare una sola area per trovare una sistemazione definitiva per i settanta rom «temporaneamente» alloggiati al civico 27 di via Varanini, a due passi dalla stazione centrale. Conferma data pubblicamente dalla stessa Corso: «Stiamo facendo un censimento per progettare un campo modello su aree del territorio provinciale». Virgolettato che l’assessore alla Casa ripete stancamente da sessanta giorni: «È un problema umanitario che ha tutta l’attenzione di quei Comuni della provincia che non spingono per gli sgomberi».
Considerazione alla prova dei fatti smentita da quelle stesse amministrazioni del centrosinistra che sono disposte a coniugare solidarietà e legalità come avvenuto, invece, a Milano. Ma sotto il tendone della Festa dell’Unità non è corretto ricordarlo: «C’è chi fomenta la paura persino da postazioni di governo» annota il segretario cittadino ds, Pierfrancesco Majorino. Don Colmegna annuisce. E, poi, c’è il sindaco di Pioltello che dimostra il contrario. Inutile ricordare che l’eccezione conferma la regola.