Campo rom, spunta Cascina Gobba

Roberto Bonizzi

Soluzione in vista per i 79 rom di via Capo Rizzuto. Oggi in Prefettura Bruno Ferrante ha convocato le istituzioni per il vertice che deciderà il destino dei nomadi. E la conferma che la riunione non dovrebbe essere soltanto un altro passaggio interlocutorio arriva proprio dal prefetto di Milano. «Convocherò un tavolo - aveva detto Ferrante nei giorni scorsi - solo quando avremo delle soluzioni concrete per mettere fine all’emergenza. Inutile trovarsi senza avere nulla di cui discutere».
L’ipotesi più probabile per la realizzazione di un nuovo campo attrezzato per i 79 romeni «sfollati» resta quella proposta dall’assessore alla Sicurezza di Palazzo Isimbardi, Francesca Corso. Un terreno lungo la Serravalle. Diverse le aree prese in considerazione dall’ufficio tecnico della Milano Mare, ma alla fine il cerchio si stringe intorno a Cascina Gobba. Uno spazio da ricavare ai margini della tangenziale Est, tra Sesto San Giovanni e Vimodrone.
Un’ipotesi che potrebbe accontentare Palazzo Marino, che ha esplicitamente richiesto a più riprese con Albertini, De Corato e Manca un nuovo campo fuori dai confini del Comune di Milano. E sarebbe accettata anche dalla Provincia. «Siamo pronti alla ricognizione delle aree che ci sottoporrà il prefetto - dice l’assessore Corso -. Al momento quella di un terreno lungo la Serravalle mi sembra l’unica plausibile, vediamo se ne usciranno altre». Definitivamente in soffitta la carta Trezzano, con il terreno offerto dall’imprenditore Marco Cabassi. Il sindaco, Liana Scundi, aveva già bollato la proposta: «Cava Guascona non è assolutamente adatta e su Trezzano gravitano già due campi nomadi».
In Prefettura ci sarà anche la Regione. Il governatore Formigoni e l’assessore alle Opere pubbliche Borghini annunciano la linea del Pirellone. «Siamo pronti ad affrontare il problema in una logica di Governo, in cui anche comuni e province facciano la loro parte. All’incontro ci presenteremo con proposte e ipotesi di lavoro in questo senso». Don Virginio Colmegna, che in queste settimane ha ospitato i rom nella casa della Carità, si dice «in attesa. Speriamo che si arrivi a un compromesso risolutivo da parte delle istituzioni». E in via Brambilla ieri sera si è suonato e ballato per un momento di festa, forse proprio quella d’addio.
Al vertice, per il Comune, parteciperanno sia il sindaco Albertini sia l’assessore alla Sicurezza Manca, che spiega: «Per noi vicino a Cascina Gobba andrebbe bene. L’importante è che non sia a Milano. Anche perché questo è solo l’inizio del problema». I 79 rom di via Capo Rizzuto rappresentano l’inizio di una nuova politica, tutta da ripensare, per la sistemazione dei nomadi della città. «Sono 4mila - prosegue Manca -. Per 1.280 abbiamo pagato, paghiamo e continueremo a farlo, sistemandoli in campi attrezzati. Ma gli altri 2.600? I clandestini andranno espulsi, ma i regolari a Milano non possono stare».