Campomorone «onora» don Gallo

«Qui, nella nostra valle, don Andrea Gallo è di casa, fin dal 1981 quando ha fondato a Langasco la sua prima comunità di recupero. Lui è sempre stato un punto di riferimento fondamentale per noi»: anche per questo - spiega il sindaco di Campomorone, Giancarlo Campora - il prete scomodo per antonomasia, prete da marciapiede e anarchico per sua stessa definizione, si è meritato la cittadinanza onoraria del Comune dell’immediato entroterra genovese. L’onorificenza, graditissima dall’interessato, verrà conferita domani, alle 17, nella sala consiliare di Palazzo Balbi, nel corso di una cerimonia cui prenderanno parte, fra gli altri, il presidente della Regione Claudio Burlando, e l’assessore provinciale Eugenio Massolo. In realtà (come sottolinea Paola Alpa, responsabile Area istruzione e cultura di Campomorone), nella circostanza don Gallo riceverà lo stesso riconoscimento di don Berto Ferrari, amico appassionato della valle, sacerdote e partigiano - «ma senza mai sparare un colpo, imbracciando solo l’arma della parola e il libro delle preghiere» -: due figure simili per l’abito che indossano, ma diversissime per carattere e manifestazione del pensiero. Ma se di don Berto, gagliardo novantacinquenne di Sestri Ponente, si apprezza soprattutto l’indole tenace, ma schiva, il suo farsi «ribelle per amor di Dio» e mantenersi sempre obbediente alle gerarchie ecclesiastiche, di don Andrea, 77 anni portati con disinvoltura, si sono dette e si dicono cose diametralmente opposte. Tutte, dallo stesso regolarmente accreditate. Tanto che anche la cittadinanza onoraria di Campomorone, atto simbolico nei confronti di «uno di casa», diventa spunto di polemica, nel momento in cui Andrea Gallo si schiera contro il suo arcivescovo per il voto al referendum sulla procreazione assistita, solidarizza con immigrati clandestini e no global, inneggia all’occupazione di locali pubblici da parte dei centri sociali. «Chiederò spiegazioni a Burlando - dichiara il consigliere regionale di Forza Italia, Matteo Rosso -. Non voglio pensare che la cittadinanza a don Gallo sia un gesto di carattere provocatorio. Ma l’accostamento a don Berto e le prese di posizione più recenti del prete anarchico - conclude Rosso - dovrebbero suggerire alle nostre autorità istituzionali maggiore prudenza e, soprattutto, una formale presa di distanza».

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