«Camposanto in degrado, sfrattate i sepolcri»

Ferruccio Repetti

Credevano, loro, anime buone, di non dar fastidio a nessuno, di star tranquille (fin troppo) e di aver raggiunto, dopo tanto peregrinare, una dimora definitiva, e soprattutto sicura. Anche a prova di esproprio proletario. Invece ecco che arriva all'improvviso, a turbare il sonno dei giusti, quell’ordinanza del sindaco che di politico non ha nulla, per carità, ma pare che abbia fatto rivoltare dalla posizione iniziale, a torto ritenuta perpetua, i diretti interessati: le buonanime dei defunti del cimitero di Finalmarina.
A far resuscitare - è proprio il caso di dire - i fantasmi dell’esproprio è un’ordinanza di sgombero, firmata dal primo cittadino di Finale, Flaminio Richeri, che di fronte al degrado del camposanto ha preso la decisione drastica di requisire le aree e venderle al miglior offerente. Tutto questo se, entro sei mesi, non verrà messo rimedio - si presume, da parte dei viventi - allo stato di abbandono delle tombe.
Una minaccia di sfratto in piena regola, oltre tutto sotto forma di ultimatum, prendere o morire, insomma. «E pensare che avevamo scelto Finale anche per via del nome che sembrava tutto un programma. Mah». Senza contare la questione dei sei mesi. Via! Cosa volete che siano sei mesi di fronte all’eternità? Un amen, non di più, per chi ormai si è abituato al riposo eterno e, tutto sommato, visto il po’ po’ di mondo che sta in superficie, non è neanche il peggio che gli potesse capitare.
Ma ora il rischio, dicci niente, è lo sgombero coatto, roba da Maramaldo: «Tu uccidi un uomo morto», o dal futuro onorevole no global Caruso: «Nessun borghese è al sicuro, l’esproprio è sempre giusto e proletario».
Per le buonanime, cui hanno rotto l’anima, non è detta comunque l’ultima parola. Vuol dire che, se quegli zombi sulla terra non provvedono nei tempi giusti alla pulizia e ai fiori d’ordinanza, saranno quelli sottoterra a farsi vivi. Con una raffica di maledizioni, fuori ordinanza. E così sia.