Canada, sparatoria nel college Morti e feriti tra gli studenti

Roberto Fabbri

Un altro “caso Columbine” in Nord America, questa volta a nord del confine canadese. Quel particolare tipo di follia violenta che spinge alcuni studenti, come appunto nel tristemente famoso caso del liceo Columbine in Colorado dove nel 1999 fu compiuta una strage assurda e scioccante, ad aprire il fuoco all’impazzata su compagni e professori si è ripetuto ieri alle 12.45 locali (le 18.45 in Italia) a Montreal. Dove peraltro già nel 1989 era accaduto un episodio simile, quando un uomo ossessionato dalle femministe uccise a sangue freddo 14 donne all’Ecole Polytechnique prima di togliersi la vita.
Il killer entrato in azione ieri sembrava volersi effettivamente richiamare alla tragedia di Columbine. Il giovane sui vent’anni che ha sparato nel campus del Dawson College, una grande struttura che ospita diecimila studenti di lingua inglese di età compresi tra i sedici e i diciannove anni nel centro della metropoli canadese indossava infatti un trench coat (una lunga giacca di pelle) nero, scarponi pesanti neri e aveva un taglio di capelli in stile punk. Aveva un’arma semiautomatica e l’ha usata freddamente contro studenti e insegnanti, senza parlare.
La sparatoria è cominciata nella mensa, per poi proseguire in altri locali. La polizia è intervenuta con le armi e ha ucciso l’aggressore, dichiarando poi chiusa la caccia a eventuali complici del giovane killer, che non risultano. Nonostante alcune fonti abbiano parlato di un totale di quattro morti e sedici feriti, nessun bilancio ufficiale è finora stato fornito dalle autorità. Da fonti ospedaliere risultano dodici feriti, sei dei quali in condizioni critiche.
L’incertezza delle informazioni rende difficile ricostruire l’accaduto. In un primo tempo era stata diffusa la notizia che a sparare fossero state tre o quattro persone, una delle quali vestita con abbigliamento paramilitare, e che un secondo aggressore si fosse suicidato. Ma pare che queste descrizioni dei fatti non siano attendibili perché fornite da persone sotto choc. Rimane accertato che la maggior parte dei colpi - sembra una ventina in tutto - sono stati sparati all’interno della mensa da una sola persona che indossava una lunga giacca nera. Gli studenti sono fuggiti in preda al terrore, scavalcando i corpi dei feriti: testimoni hanno riferito di ampie tracce di sangue nel locale e sui gradini dell’uscita.
«È stata la cosa più spaventosa che mi sia mai capitato di vivere - ha raccontato uno studente alla televisione Cbc -. Stavamo correndo fuori dall’edificio mentre la polizia faceva irruzione. Gridavano “dov’è? dov’è?” e posso assicurare che quando ti trovi davanti venti poliziotti che corrono con le armi in pugno ti rendi ben conto che la tua vita è in pericolo».
Robert Soroka, un professore del Dawson College, ha raccontato ai giornalisti che si trovava nel suo ufficio al quarto piano quando ha sentito i primi spari. Si è allora precipitato giù per le scale fino all’ingresso gridando ai colleghi di chiudere a chiave gli studenti nelle classi. «Se tutto questo fosse accaduto cinque minuti più tardi, quando i ragazzi sarebbero usciti dalle classi per il cambio dell’ora, sarebbe potuto finire molto peggio», ha detto Soroka, secondo la cui testimonianza la sparatoria è durata in tutto circa mezz’ora.