Il canale di Porto Venere piscina per un giorno

Non è ancora spento l’entusiasmo per la grande festa del «Palio del Golfo» della Spezia, che adesso, subito, venerdì 22 Porto Venere prepara un’altra sorpresa. Il sindaco farà chiudere le Bocche, dalle 15 il canale di transito sarà interdetto alla navigazione e diventerà una grande piscina con gare, giochi, inaugurazione del porticciolo ristrutturato, mega-aperitivo e musica serale, prima col concerto di un pianista, poi con ritmi per tutti i gusti.
Sarà una giornata davvero eccezionale, con un prologo che è stato proprio di lusso. «L'ultima volta è stato vent'anni fa». Portovenere sfrigola tra mare e afa, allarga le sue bocche e ti sbatte negli occhi la Palmaria. «Vent'anni» ripete Brunella Maietta dalla Posa sulla piazzetta, «non hai idea della soddisfazione, dell'orgoglio». Portovenere ha vinto la Sfilata tradizionale in costume del Palio. L'ha vinta sbaragliando le altre Borgate, l'ha vinta correndo contro il tempo, grattando la patina del politicamente turistico per mettere in gioco l'anima del borgo calata nella sua storia da cartolina. Da ottantatrè anni, ogni prima domenica d'agosto le tredici Borgate si sfidano in una gara remiera che appartiene ad una cultura marinara dove, allora, vittoria significava priorità di scarico in banchina. Oggi, pretesto per tirarsi dietro tradizione e costume. Il Palio lo vincono il Muggiano e Cà di Mare, e Portovenere s'aggiudica la «Sfilata tradizionale» del venerdì. Quel colpo di reni che accende l'adrenalina, che schiera alle macchine da cucire le donne, mette ai ritocchi i bambini e allinea gli uomini come un tempo nelle miniere di portoro. Un balzo indietro e un obiettivo: Portovenere nel 77 fu la prima borgata a inventarsi la sfilata in costume a corredo del Palio. «Anno speciale quello, abbiamo vinto tutto - ricorda Brunella - E la Sfilata abbiamo continuato a vincerla per quasi tutti gli anni 80, poi più niente». Dignitosa partecipazione. Fino all'edizione numero 83. Colpa di Barbara Pazzi da Portovenere e di quella sua mania del «fare» e «coinvolgere», che la sfilata ha bisogno di passione, del senso di borgata di allora, quando le botteghe erano le case di tutti, e l'appartenenza innescava lo scarto al traguardo. Barbara determinata, testarda, le radici alla piazza e la voglia di mostrare i denti. Si tira dietro altre tre giovani amiche: c'è da cucire gli abiti e riproporre i personaggi della storia del paese. C'è da farli sfilare con i carri e vincere. Ad ogni borgata il suo tema di vita reale: «Qui abbiamo scelto di concentrarci sulla Palmaria storica - spiega Barbara - quindi dovevamo riprodurre costumi e carri scenografici sui lavoratori del marmo portoro, sui cavernicoli della Grotta dei Colombi in cui lo scienziato naturalista Giovanni Capellini scoprì ossa di uomini e animali dell'era Glaciale, e sui prigionieri della Batteria Umberto I». Faticaccia, ma la tipa è tosta e lavora su quell'identità che scuote gli stanziali, pochi, di questo borgo da urlo. Dallo scorso inverno: libri, ricerche, approfondimenti. Poi lo schizzo dei costumi e la scelta delle stoffe: Barbara coordina, Maura Caprioli disegna e taglia, Francesca Gianardi cuce, Ernando dipinge la scenografia, Lino, Domenico Bertoli e Michele Bosso allestiscono i carri e interpretano. Mica facile, tempo rubato al riposo, tutti volontari. Eppure. «È una nostra tradizione, rischiavamo di perderla insieme a vecchi che oggi non ci sono più». Nonna Carla ha messo in piazza la sua Necchi B-U e via di pedale a cucire gli abiti che tanto erano ben fatti che il fotografo non li ha immortalati perché «figurati se li hanno cuciti queste donne». Trrrr, e le macchine vanno, beccheggiando con gli yacht in rada, punto dopo punto. Sulla banchina il passeggio, e di lato un amarcord misericordiosamente ripescato dall'oblio. E gli uomini un po' più in là, sulla calata, a martellare i carri, costruire piccozze primitive e riprodurre il portoro in cartapesta. E i bambini che zampettano intorno, a rendersi utili che il gioco diventa qualcos'altro. Il gusto di stare insieme, di riconoscersi sotto le bandiere ricucite con gli stemmi di Portovenere, nei cavatori magistralmente interpretati nella sfilata, nei prigionieri della Batteria con tanto di pasta e fagioli servita ai poveri cristi. Dare un nome a tutto questo? Semplicemente «sono». Lì, senza farsi scivolare sulla pelle tanta vita. Barbara, Maura, Francesca, nonna Carla. Le donne di Portovenere che pulsa, senza smarrirsi tra i turisti. Hanno aggregato e vinto. E giovedì sera hanno mollato Necchi e Singer per impastare e sfornare torte riso e crostate, che la festa era in piazza, con il contributo di bar e ristoratori.