Cancellara, uno scatto con il "turbo" ed è il re della Sanremo

Lo svizzero ventisettenne va via di forza a due chilometri dall'arrivo, guadagna una trentina di metri e brucia tutti gli avversari. Filippo Pozzato vince la volata per il secondo posto

Sanremo - Uno scatto perentorio, un lampo ai duemila metri finali al quale nessuno ha avuto la possibilità di rimediare. Dopo quattro anni di volatone un corridore è tornato a vincere a braccia alzate la Milano-Sanremo. Lo ha fatto Fabien Cancellara, svizzero di 27 anni, che, dopo la Tirreno-Adriatico ha vinto da fuoriclasse anche la novantanovesima edizione della Classicissima di Primavera. Un inizio di stagione da incorniare per un campione di 27 anni che finora aveva all'attivo un campionato mondiale a cronometro e una Parigi-Roubaix.

Cancellara non è certo un outsider: era infatti uno dei favoriti della vigilia e se si parlava di una nuova sfida tra Petacchi e Freire è solo perché si pensava che ancora una volta nessuno avesse la possibilità di seminare gli uomini dello sprint in questa corsa lunghissima di 298 chilometri dove oggi il caso (nel senso di una chiusura di un tratto dell'Aurelia per lavori) aveva aggiunto una nuova salita di cinque chilometri a cento dall'arrivo e 550 metri in più di volata sul lungomare.

Ebbene le novità (più la prima che la seconda per la verità) qualche problema ai signori dello sprint lo hanno creato succhiando energie preziose. E così, al momento topico, quando al cartello dei due chilometri lo svizzero se n'é andato, nessuno di loro ha avuto il riflesso per prendergli la ruota. E' bastato qualche secondo di ritardo ed ora ormai troppo tardi per tutti: sul lungomare Italo Calvino (affollatissimo di appassionati) è sbucato un uomo solo con 30 preziosi metri impossibili da recuperare. A tutti gli altri che stavano cercando ancora di prendere le migliori posizioni in testa al gruppo, è rimasto solo lo sprint per il secondo posto. Se l'é aggiudicato, con merito, Filippo Pozzato. Dal 2004 alla Sanremo c'erano state solo volate.

L'ultimo ad avere osato e ad essere premiato era stato Paolo Bettini che aveva usato il trampolino del Poggio nel 2003. E oggi il campione del mondo è stato uno dei pochi a riprovarci in modo incisivo. Dopo una prima lunghissima fuga, quella del romagnolo Filippo Savini in compagnia dello statunitense Frischkorn e del lettono Belohvosciks, cominciata alla periferia di Milano e conclusa dopo 275 km, il primo a fare sul serio è stato proprio il campione del mondo, nonostante si dicesse di lui che non era a posto. Bettini parte sulla salita della Cipressa trascinandosi dietro lo svedese Lovkvist e mette fine alla gloriosa impresa dei tre pionieri. Il gruppo ci mette un po' a reagire e allora esce Rebellin - uno che ha con la Sanremo ha un fatto personale avendo rimediato in carriera solo un quarto posto nel lontano 1995 - seguito dall'altro svedese Axelsson. In discesa (spesso ha fatto più selezione che non la salita) Savoldelli esalta le sue doti di equilibrista e in testa muove adesso un quintetto, mentre tra gli inseguitori, più o meno dove l'anno scorso Andrea Moletta finì contro un palo, cadono Barreto e Martinez. Niente di grave stavolta ma lo spagnolo deve abbandonare. Il gruppo prende mezzo minuto, ma adesso si va fortissimo nel tentativo di piazzare davanti Petacchi e Freire.

E ai piedi del Poggio, che una volta era fatale coi suoi 3,7 km di salita con 30 curve e 3 tornanti, sono di nuovo tutti insieme. Però ci provano in diversi: si muove Bertolini e gli vanno dietro in sequenza Rebellin, Gilbert, Gasparotto, Ballan, Pozzato mentre si affaccia anche Cancellara. Lo svizzero li pianta tutti con una volata vincente sul filo dei 55 all'ora. Non ce n'é per nessuno, sul rettilineo della Sanremo ricompare finalmente "un uomo solo".

"Sognavo di vincere così..." Una vittoria che Fabien Cancellara aveva sognato proprio così: a braccia alzate dopo un'azione tanto impetuosa da lasciare di sale gli avversari nel delicato momento dei piazzamenti per la volata, quando si pensa a dove infilare le ruote per non prendere il vento contrario, da quale scia convenga farsi trainare. Freire, il più attendista di tutti i signori dello sprint, che sognava di ripetere la vittoriosa volata dello scorso anno, è finito ottavo. Ancora più lontano, praticamente mai in corsa per il successo Alessandro Petacchi che divideva con lui i favori del pronostico. Pozzato ha tentato troppo tardi la replica e si deve contentare del posto d'onore.

"Sognavo proprio di poter fare questo" dice solo alla fine il fuoriclasse svizzero che con la vittoria nella Milano-Sanremo subito dopo la Tirreno-Adriatico si candida come l'uomo da battere nella stagione che culminerà coi mondiali di Varese. Sconsolato invece Filippo Pozzato che si riteneva piazzato al meglio per ripetere lo sprint vittorioso del 2006 e che invece la volata l'ha dovuta disputare e vincere solo per la piazza d'onore, quando ormai Cancellara era sparito alla vista inghiottito dalla esse che porta sul lungomare del nuovo arrivo della Milano-Sanremo, ai 500 finali.

"Eppure Cancellara non era imprendibile - dice Pozzato senza nascondere la delusione - ma, purtroppo non c'é stata collaborazione" e fa capire che qualcosa non ha funzionato che chi doveva marcare lo svizzero evidentemente in quella frazione di secondo si era distratto. "Lui ha preso 20 metri e non c'é stato niente da fare. Ma non ce l'ho con nessuno in particolare, mi dispiace per me. Il fatto é che ci abbiamo provato in tanti ad andarcene, è andata bene solo a lui". E resta l'interrogativo di quanto l'esito di questa novantanovesima edizione sia dipesa da quella inopinata salita, del tutto nuova, messa lì perché non se ne poteva fare a meno. Una deviazione stradale che - come sempre in Liguria - comporta una salita e poi una discesa. Troppo pepe nella minestra che già con i suoi 298 chilometri è piccante di suo, secondo i velocisti.

"In effetti - dice ancora Pozzzato - la Sanremo così è diversa, quei 5 chilometri di salita in più alla fine si fanno sentire". Così come, alla Sanremo si fanno sentire le discese, magari non tutte ripidissime ma spesso molto strette. Che però servono a loro volta da trampolino per gli specialisti dell'acrobazia su due ruote. E ad andare giù dalla Cipressa a perdifiato per arrivare magari all'arrivo ci ha provato oggi anche Paolo Savoldelli. "Era nei piani, dovevo partire una volta arrivati sulla cima della Cipressa - spiega - e l'ho fatto con efficacia, ma poi mi sono ritrovato giù e nessuno mi era venuto a ruota".