Cancellato il taglio delle tasse: il governo si riprende 8 miliardi

Eliminati i benefici voluti dalla Cdl. Cuneo fiscale: lite nella maggioranza

Fabrizio Ravoni

da Roma

Con la prossima legge finanziaria i contribuenti riceveranno benefici fiscali per 4 miliardi di euro dal taglio del cuneo fiscale. Ai lavoratori, infatti, andrà il 40% dell’intervento; il 60% sarà destinato alle imprese. In compenso, però, dovranno rinunciare ai benefici fiscali prodotti dal secondo modulo della riforma fiscale varata dal precedente governo. Intervento che produsse un alleggerimento tributario per poco meno di 8 miliardi. Il governo, infatti, è orientato ad eliminare il profilo Irpef varato nella precedente legislatura. Insomma, i lavoratori dovranno rinunciare ad 8 miliardi per averne indietro 4.
Non è finita. Se dalle grandi cifre, si passa alle «piccole» (seppure non sia stato ancora deciso se i benefici del cuneo saranno omogenei su tutto il territorio, o concentrati nel Mezzogiorno), secondo gli Artigiani di Mestre il cuneo fiscale porterà ad un miglioramento delle buste paga compreso fra i 16-19 euro al mese. Ma i lavoratori dovranno rinunciare ai benefici mensili della riforma fiscale. Che erano pari a 20 euro per i redditi fino a 25 mila euro; 41 euro per quelli fino a 70 mila euro; poco più di 100 euro per quelli fino a 100 mila euro.
Il governo, poi, conta di ridurre dal 23 al 20% l’aliquota calcolata sul primo scaglione Irpef a 26 mila euro. Una scelta che rischia di costare il doppio delle somme «risparmiate» eliminando il modulo della riforma fiscale. Per garantire la copertura finanziaria alla parte restante dell’operazione, il governo conta di portare al 20% anche l’aliquota sulle rendite finanziarie (oggi è il 12,5%). Ma non ha ancora definito se l’aumento verrà applicato su tutti i capitali investiti. O se verrà introdotta una franchigia sui primi 25mila euro di capitale risparmiato. Una misura che potrebbe garantire (a seconda se c’è o meno la franchigia) un gettito fra il miliardo e mezzo ed i 3 miliardi.
Le coperture finanziarie dei provvedimenti, però, non sembrano essere un problema particolarmente avvertito dall’Economia. Il buon andamento del gettito fiscale (in costante aumento oltre il 12%: il Dpef prevedeva per quest’anno un aumento del gettito del 6%), e l’efficace azione di freno alla spesa (nei primi sei mesi dell’anno è diminuita del 13,4%) offrono margini d’azione sulle coperture tecniche dei provvedimenti. Anche se Padoa-Schioppa, in serata, ai deputati dell’Unione riuniti a Montecitorio confida che la dinamica della spesa pubblica «assomma tutte le perversioni possibili. Ma che va comunque fermata. Le precedenti manovre hanno prodotto interventi brutali, ecco perché è più difficile intervenire». Giudizi che accrescono l’attesa delle agenzie di rating di conoscere i numeri della manovra; Fitch è orientata verso il downgrade, Moody’s è attendista.
Una quota del maggior gettito, circa 3 miliardi, dovrebbe servire per coprire il buco determinato dalla sentenza Ue sulla detraibilità dell’Iva sulle auto aziendali. Il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi ritiene infatti che la Finanziaria conterrà la copertura del provvedimento. Il viceministro Vincenzo Visco rilancia l’introduzione di «zone franche» nei grandi centri urbani. Ed invita il suo partiti, i Ds, ad «evitare di creare troppe difficoltà». Anche se riconosce che gli altri partiti della coalizione cercano solo visibilità.
Sul fronte dei risparmi di spesa un capitolo ancora da verificare politicamente è la chiusura di una o forse due finestre previdenziali. «È una proposta irricevibile», sentenzia Paolo Ferrero. «In questo modo - aggiunge il ministro della Solidarietà sociale - sarebbe praticamente impossibile andare in pensione nel 2007». Il ministero dell’Economia, però, sembra andare in questa direzione.
Con un particolare: interventi del genere avrebbero solo un effetto di cassa (peraltro da compensare alla luce della riforma Maroni-Tremonti) e verrebbero conteggiati dalla Commissione europea come una tantum. In compenso, con un pizzico di ottimismo viene stimato in 1,4 miliardi i risparmi dalla chiusura degli enti inutili: argomento presente in ogni legge finanziaria da oltre 15 anni.