Cancellieri in rivolta: «Sfruttati in tribunale»

(...) Così, nella rarefazione generale, «diverse persone risultano avere un doppio incarico e questo comporta un prolungamento del tempo necessario a garantire gli adempimenti giornalieri richiesti».
Tre le rivendicazioni di quanti «per senso di responsabilità, dedizione al lavoro e disponibilità, hanno fatto sì che non si verificassero spiacevoli disagi». Primo, «per il turno “convalide”, i magistrati depositino solo i provvedimenti urgenti», così da smaltire il lavoro e «uscire in orario e quindi entro le 17.30». Secondo, per il turno domenicale «di fissare le udienze di convalida entro le 13», e «consentire al personale di turno di uscire in orario». Terzo, che «in caso di udienze pomeridiane che vadano oltre le 17.30, nessun altro adempimento possa essere richiesto al personale amministrativo oltre alla verbalizzazione dell’udienza». In gran parte è problema di orario, e di «stress che si accumula». E poi, «il personale è completamente demotivato per il prosieguo dell’impegno continuamente richiesto a “costo zero”». Ora è una questione di denaro. In sintesi, più soldi o meno tempo. Dall’altro lato della «barricata», però, c’è una Giustizia povera e lenta. Butta male, per la rivolta dei cancellieri.