La candidata verde che scrive poesie in onore di Bin Laden

È polemica per i versi di Lia Briganti che augura «ogni bene» al leader di Al Qaida e alla Jihad islamica. Lei: «Sono solo messaggi d’amore»

Francesco Cramer

da Milano

Con la voce pigola come un pulcino, con la penna ruggisce come un leone. Versi da carta vetrata, ruvidissimi, quelli di Lia Briganti, professoressa di linguistica, semiotica e semantica, col pallino della politica. È un po’ come la Rai - di tutto di più - la pasionaria col vezzo della poesia. È pacifista, verde, radicale, cattolica, ambientalista, liberale, socialista. Oggi in corsa per la Camera in Emilia, con la pettorina del Sole che ride, in queste ore sta provocando un putiferio sul web per aver scritto sul forum dei radicali alcuni versi da brivido. Già, perché lei ha dedicato un poemetto nientepopodimenoché a Osama Bin Laden, sbeffeggiante e impunito regista della più orribile strage terroristica della storia.
Titolo: «Augurio di bene. Ad Osama Bin Laden e alla Jihad islamica». Eccolo: «È l’Iris/come l’arcobaleno/splendente/luce/celeste/nel candido petalo/racchiusa (...)/La pace/e la bontà/siano/per sempre con voi». Non solo. «Poesia dedicata ai militanti di Fatah» recita: «Oh miliziani/ voi mi appariste/ in sogno/ ed io percepii/ le cause/ della vostra veemente/ violenza:/ fiumi di lacrime/ di inconsolabili madri/ lo sguardo vostro/ offeso/ da un confine limitato (...)».
Altra chicca sono i versi dedicati allo sceicco Ahmad Yassin, l’ex leader di Hamas. Sotto la sua guida l’organizzazione terroristica ha fatto piangere a Israele 377 concittadini trucidati, più di 3mila feriti o mutilati. E ad ogni notizia di attentato era solito esaltare gli assassini, definendoli «martiri». Ed ecco i versi di «Tre parti in uno»: «Io vidi/ in sogno/ lo Sceicco Ahmad Yassin;/ era trasparente/ e azzurrino/ e il suo capo,/ era velato./ Il suo sguardo/ era pietoso/ e mite/ per le contese/ di Palestina./ Egli mi vegliava,/ mentre/ questi versi/ erano in me/ ispirati./ Or cessi/ la contesa/ tra l’Oriente/ e l’Occidente,/ poiché/ benevole/ forze celesti/ chiedono/ che gli opposti/ intendimenti/ si chiariscano».
Yassin musa della sua lirica? L’autrice minimizza e scansa le schegge di una polemica che a molti fa venire la pelle d’oca: «Scrivo i miei sogni, tutto qui. Mi sveglio e li annoto subito». Sogni. Incubi, se l’onirica immagine di Yassin ha «lo sguardo mite e pietoso» e se - altra poesia dedicata ai miliziani di Fatah - «Vi vidi/ salir/ sugli spalti/ vivaci/ come furetti/ librarvi/ nell’aria,/ come fringuelli,/ saltare/ sui tetti/ come capretti». Immagine tenera e bucolica ma che non ha certo commosso molti. Anzi, addirittura il segretario dell’Assemblea Musulmana d’Italia Shaykh Abdul Hadi Palazzi (non l’ambasciatore di Israele), scorsi i componimenti della Briganti, ha scritto subito a Daniele Capezzone: «Ho letto gli impavidi deliri allucinanti di una certa Lia Briganti. Un soggetto del genere si permette di usare il sito ufficiale dei Radicali italiani per divulgare orride poesie apologetiche del terrorismo. Capisco che ragioni di schieramento vi portino a ritrovarvi alleati impresentabili di questo genere. Ma ti chiedo di fare al più presto pulizia nel sito, di cancellare queste ignobili tracce di pornografia ideologica».
Ma l’autrice, vincitrice in passato di diversi premi letterari, non si scompone, non ci sta a far la parte dell’ennesima impresentabile candidata Unionista e, anzi, cerca di scrollarsi di dosso qualche compagno scomodo: «Condanno, ripeto con-dan-no, chi brucia le bandiere, siano esse a stelle e strisce o meno. Condanno ogni forma di violenza di piazza. Condanno chi grida 10, 100, 1000 Nassirya. Di più, io sono favorevole alla presenza italiana in Irak, perché trattasi di missione umanitaria». Certo che quei versi... «Non capisco lo scandalo: quello per Osama è solo un augurio, è puro sentimento cristiano, è messaggio d’amore anche per il nemico. Sono cattolica e liberale». E i kamikaze? E la guerriglia irachena? «Atti di sabotaggio terroristici. Sì, sono terroristi».
Ma intanto sul Internet rimane il botta e risposta tra chi sostiene la poetessa e chi s’indigna. Tra questi, uno verga: «Provo anch’io a scrivere una poesia: O dolce/ bambina/ che vai/ per i mercati/ di Tel Aviv,/ BOOOOOM!».