Candidati, patto Berlusconi-Bossi Nel listino spunta il sesto leghista

L’alleanza che sostiene Roberto Formigoni è definita: Pdl, Lega, Destra. Capolista di Milano sarà Alessandro Colucci e la caccia alle preferenze si annuncia spietata, perché per sette posti corrono (almeno) dieci cavalli. Tra le teste di serie Romano La Russa, Mario Sala, Massimo Buscemi, Domenico Zambetti. Nuovi concorrenti Manfredi Palmeri e Giulio Gallera.
E veniamo ai candidati con la certezza di essere eletti. Le illusioni del Pdl e il malcontento nella Lega sono durati poco, giusto il tempo di scoprire che l’ultima intesa tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi ha confermato che saranno sei i leghisti del listino bloccato. Rientra così in corsa Mario Cavallin. «Abbiamo ottenuto sei posti anche se il Pdl avrebbe voluto darcene cinque» commenta il segretario lombardo del Carroccio, Giancarlo Giorgetti.
L’ordine definitivo vede al numero uno Formigoni e a seguire il formigoniano capogruppo del Pdl, Paolo Valentini, il responsabile organizzativo regionale Doriano Riparbelli, voluto da Guido Podestà, l’ex capogruppo di An, Roberto Alboni, l’igienista dentale Nicole Minetti, l’ex fisioterapista del Milan Giorgio Puricelli, il vice presidente in pectore, Andrea Gibelli, il conduttore di Radio Padania, Cesare Bosetti.
I secondi otto (tra cui quattro dei sei leghisti) sono un po’ meno certi dell’elezione, anche se i sondaggi lasciano pensare che alla fine arriveranno tutti al Pirellone. Nella parte «bassa» il geometra di Macherio Francesco Magnano, l’ex assessore Marco Pagnoncelli, gli esponenti di area An Pietro Macconi e Enrico Mattinzoli, i quattro leghisti Monica Rizzi, consigliera bresciana, Giulio de Capitani, presidente del consiglio regionale, Luciano Bresciani, assessore regionale, e Mario Cavallin.
La lista Pionati, depositata negli atti pubblici, con ogni probabilità non raccoglierà le firme e così non arriverà sulla scheda elettorale a fianco del nome di Roberto Formigoni. Novità nell’Udc, dove si aggiunge la candidatura del rutelliano Alberto Mattioli al numero due del listino del candidato presidente, Savino Pezzotta. Un gesto solo simbolico, dal momento che l’elezione di Mattioli è praticamente impossibile. «Un investimento sul futuro, anche se per queste elezioni Alleanza per l’Italia ci ha lasciati liberi» spiega Mattioli.