Il candidato per bene che semina simpatia

Tenace, decisionista ma pronto al dialogo, l’esponente della Cdl si dice determinato ma ancorato alla tradizione

da Rapallo

Veste uno slogan importante e si candida a sindaco di Rapallo. Mentore Campodonico è la «persona perbene» dei manifesti che lo fotografano, l'avvocato tutto d'un pezzo che viaggia su nove liste d'appoggio marcate centrodestra e non si fa tritare dal sottobosco mediatico-elettorale. Diverso nei modi e nell'approccio. Diverso nel traguardare gli obiettivi. Senza precedenti, traduce in un futuro «assessorato a tradizioni, volontariato e associazioni» la chiave d'accesso ai meccanismi di crescita e proiezione. Ritmi accelerati, ma quell'aplomb del rapallino doc lo salva. Classe 1962 e uomo d'altri tempi. Non ci siamo abituati. L'eccezione? Alla citazione in latino preferisce un buon detto in lingua genovese, che una parola è più efficace di mille allocuzioni. Comunque per riconoscersi. Per comunicare l'appartenenza a quella Rapallo a ridosso dei carruggi e del mare. Uomo di fatti, gli chiedi di raccontarti chi è. Sorride, nessuna maschera, solo pudore. Incalzi con garbo e parti da prima, da lui giovane nella Dc, scuola di formazione del partito e movimenti giovanili, «un'esperienza importante per acquisire conoscenza ed esperienza, per capire i problemi della mia città». Si laurea e continua a fare politica. Le passioni nella grande dicotomia di quegli anni fra destra e sinistra. La scuola di partito e i punti fermi. La politica e la famiglia. Osmosi. Ascolti gli occhi, dietro la scrivania le parole galleggiano e si posizionano certe. Nel '90, a 27 anni, è candidato al consiglio provinciale di Genova e viene eletto nel collegio dell'Uliveto, «ero il più giovane consigliere anziano». S'appoggia allo schienale e sorride: «Bella esperienza con quella giunta social comunista. Impegnativo, ma accidenti se m'è servito. Per capire i problemi e individuare l'iter più appropriato per risolverli».
Giovane ma pratico della macchina, lo aiuta la sua memoria di ferro. Poi la frequentazione con il professor Francesco Maria Ruffini, sindaco di Rapallo dal '75 all'80 e lui suo giovane consigliere. Corrispondenze e assonanze. L'incontro con Gabriela, medico di famiglia e figlia del professore, e nel '93 il matrimonio. Nel '99 lo cercano per le amministrative di Rapallo, «vengo eletto consigliere. Salto quelle del 2004, doveva nascere mia figlia Maria Lidia, e torno in pista per le ultime regionali, con un brillante risultato a Rapallo e più che significativo in provincia». È reduce dal primo incontro pubblico al Grifone. Dai sondaggi che lo danno largamente in testa. Sta per rimetterti sul tavolo quei discorsi. Al tempo. Piuttosto la frequentazione con lo stimatissimo professor Ruffini. Già. «Grande uomo e maestro di vita-dice lui-Insieme a mio padre Giuseppe, tant'è che mio figlio porta entrambi i nomi».
Pennellate d'altri tempi che crescono e fortificano i rapporti. C'è rispetto, lealtà, coerenza. C'è quel patto fra gentiluomini ormai roba da romanzi d'appendice. Vai a palmi. Gli piace stare fra la gente e gli viene naturale perché fa quello che ha sempre fatto: ascoltare e rielaborare. Dalle persone che lo incrociano per strada, al bar, nel negozietto d'alimentari o al supermercato arriva «consenso, fiducia e incoraggiamento. Farò di tutto per non deludere le loro aspettative».
Tenace, punta alla sintesi. Decisionista, ma prima si discute. Determinato e ancorato alla tradizione. «La corsa a chi la spara più grossa non porta risultati positivi. Non ho la bacchetta magica, ma c'è la volontà con la coalizione e la gente che mi sostiene di dare una svolta».
La sovrastruttura che diventa gestione della cosa pubblica poggia su un ragionamento forte, che va a toccare l'essere sociale, la sua formazione, e diventa crescita e rapporti. L'assessorato a tradizioni, volontariato e associazioni, sotto la quotidiana supervisione del sindaco, parte dà qui. «C'è la nostra identità e una storia da riprenderci. C'è da utilizzare quell'incredibile patrimonio di esperienze maturato dai gruppi di volontariato».
C'entra il metodo della sussidiarietà. In primo piano associazioni, comitati di quartiere, frazionali, sestieri, oratori, movimenti, «perché tornino ad essere i luoghi di formazione della persona; perché siano di supporto a famiglia e scuola. Solo riconoscendone il ruolo forte possiamo ragionare in termini diversi e pensare ad una città diversa. Ben vengano marciapiedi e infrastrutture, ma l'aggancio saldo deve restare ai valori». Scopri che è il suo modo di vivere e la sua firma. Scopri che è nell'Arciconfraternita N.S. del Suffragio ancorata alla secentesca Chiesetta di Santa Maria del Campo. Scopri che quando la segretaria di sua moglie è in ferie trascrive lui le ricette, e lei siede al computer per copiargli le relazioni . Un mutuo soccorso che traduce le dinamiche d'una famiglia allargata. Dettagli, che in una fin troppo omologata e gridata campagna elettorale fanno la differenza.