Il candidato della libertà parla al cuore rosso

Lui, Roberto Cassinelli, arriva che il gazebo della libertà è già allestito con tanto di magliette, programma elettorale e generi di conforto (bibite varie e un’appetitosa focaccia appena sfornata da uno dei forni tipici della zona). Siamo in piazza Piombino, inserzione con via Jori, nel cuore di Rivarolo «la rossa», oltre il 70 per cento alla sinistra nelle ultime elezioni, ma alle prossime potrebbe cambiare qualcosa... Insomma: nonostante la messa a punto curata con passione particolare dai «volontari della libertà», il clima tutt’intorno, per il coordinatore cittadino di Forza Italia e candidato alla Camera del Pdl, dovrebbe essere proibitivo, da sfida di campionato «in trasferta» contro la prima in classifica, la curva sud ostile e, magari, anche con l’arbitro contro.
E invece, Cassinelli agguanta un paio di t-shirt con su scritto «Berlusconi presidente», fa incetta di depliant e parte con la grinta del veterano, puntando decisamente verso i banchi del mercato. Come dire: o la va, o la spacca. La va, la va: il primo contatto - poteva essere uno scontro! - è con un signore di mezza età: «Le posso dare un po’ di materiale informativo, e una copia del Giornale?» fa Cassinelli, in tono suadente. La replica: «No, io sto con i lavoratori». Interviene, pronto, un anziano. A muso duro: «E allora vai dai lavoratori che ti mantengono. Io li ho sempre votati, adesso basta. Ora voto Berlusconi!». E vai! Se l’inizio è questo, si può continuare.
Difatti l’avvocato-candidato Cassinelli, che è mite, ma non timido, fende la folla e si impone con la mole generosa e, soprattutto, con la forza delle idee. Dialoga con la gente, si informa sui problemi del territorio, risponde con la massima disponibilità alle domande che gli sono rivolte con sempre maggiore insistenza. «Mi dà un’altra maglietta? Voglio farla mettere anche a mia moglie, tutti i giorni, in negozio» insiste un commerciante. Cassinelli gongola, un’accoglienza così merita anche più di una t-shirt e una stretta di mano.
Il giro prosegue senza intoppi, nelle strade della delegazione che si sono trasformate in parte in isola pedonale con l’istituzione del Civ, il Centro integrato di via. Tante le vetrine scintillanti di oreficeria, abbigliamento, articoli da regalo, e sei agenzie bancarie nello spazio di un fazzoletto. E poi, un trionfo di panetterie e pasticcerie: il coordinatore azzurro entra per qualche istante nella merceria «Anna e Gian» (il Gian è Villa, presidente del Civ, Anna è la moglie), poi si trattiene, da buongustaio impenitente, nel locale storico «Di Brigida», torte, focacce e dolci da sballo. Una voce dall’interno: «Glielo dica lei, alla gente, che bisogna andare a votare. Solo così questa volta ce la facciamo». Finché spunta, fra i tanti che fanno capannello intorno al candidato, anche l’amica d’infanzia: «Sono di Fontanigorda, mi ricordo quando lei e i suoi venivate a passare le vacanze in campagna. Mi fa piacere rivederla». Sarà un altro voto a favore? Non conta, la simpatia però c’è già. Si avvicina un giovane. «Cosa date, roba di sinistra? Non la voglio». Rassicurato sui contenuti, si ferma a parlare: «Sì, allora va bene, prendo anche il Giornale, e magari scrivo a Lussana». Per essere un semplice giro nella tana del nemico, dà sollievo. Cassinelli si ferma più del previsto, il blitz si allunga, le magliette si esauriscono presto, ma la gente si ferma lo stesso: l’omaggio non conta, contano gli argomenti. «Permette, Cassinelli, volevo chiederle...». E ricomincia il dialogo col popolo della libertà.