Un candidato «in nome del popolo romano»

Massimo Malpica

Un solo candidato, una sola battaglia: «In nome del popolo romano», ma anche in nome della esplicita voglia di rivincita della Casa delle libertà.
Ci sono Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e il democristiano Gianfranco Rotondi nel salone del Saint Regis Grand, e la prima uscita pubblica dei vertici della Cdl dopo il verdetto delle urne arriva non a caso per ufficializzare l’investitura di Gianni Alemanno come avversario di Walter Veltroni nella corsa al Campidoglio. Il candidato intorno al quale il centrodestra romano si è ricompattato, arrivando a siglare un patto federativo, è un «rompiscatole», scherza il Cavaliere, rievocando il piglio battagliero tenuto dall’esponente della destra sociale nei consigli dei ministri di questi cinque anni. Ma Alemanno è appunto anche «un uomo del fare», la persona adatta a «sostituire chi ha fatto della propria immagine il fine stesso del proprio lavoro», incalza Berlusconi, invitando i moderati a non disertare le urne il 28 maggio per quello che è «un appuntamento di libertà e di destino per tutti noi». «Roma - insiste il premier uscente - non ha certo bisogno di altri concerti o di mondanità. Roma ha bisogno di infrastrutture, di interventi concreti». Sul trasporto pubblico locale, magari anche sulla mobilità, insiste il leader azzurro, lui stesso ieri «frenato» nell’arrivo in hotel dal solito, caotico traffico che continua a strangolare Roma nonostante il fiorire di divieti alla circolazione, apparentemente l’unica misura che - per quanto inefficace - il Campidoglio prende in considerazione.
Il salone dell’hotel è pieno all’inverosimile, quasi un riflesso delle quattordici liste collegate al dimissionario ministro delle Politiche agricole. Tra volti noti della politica e della «società civile» (c’è anche Donatella Poselli, nel 2001 eletta nella lista Veltroni e oggi numero uno della lista Amore per Roma) ci sono tutti gli ex candidati sindaci della Cdl: l’azzurro Alfredo Antoniozzi (che in caso di vittoria sarà il vice di Alemanno), Mario Baccini dell’Udc (referente in Parlamento del patto federativo della Cdl romana), il democristiano Mauro Cutrufo e Alessandra Mussolini, che è la capolista di Azione Sociale e che, in un’eventuale giunta Alemanno, sarà assessore all’Infanzia. Nel «governo possibile» della capitale c’è un posto prenotato anche per l’ex rettore della Sapienza, Giuseppe D’Ascenzo, capolista di An alle comunali, che in Campidoglio farebbe l’assessore alla Cultura e ai rapporti con l’università, e per il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini (Udc) che in caso di vittoria sarà assessore ai servizi sociali.
Nel solco di Berlusconi gli interventi di Fini e Casini. Anche l’ex presidente della Camera, che ha ribadito l’«unità romana» della Cdl, che «marcia unita per colpire unita» e conquistare la capitale, definisce «rompiscatole» Alemanno. Per Casini il ministro uscente è tenace come un «cane lupo»: «Se difenderà gli interessi di Roma come ha difeso in questi anni quelli degli agricoltori, Roma avrà il migliore avvocato». Fini ha invitato all’ottimismo, perché «la candidatura di Alemanno può essere vincente se ci crediamo». «Per governare Roma - ha spiegato il dimissionario titolare della Farnesina, sottolineando la flessione della Margherita capitolina - non basta pensare ad avere un’immagine esterna: Veltroni è vulnerabile, credo abbia stancato i romani che vogliono un’amministrazione che risolva i problemi seri». Chi ci crede è Alemanno: «La Cdl alle politiche non è stata sconfitta, e ora offre ai romani un’opportunità per giudicare ciò che è successo in questi giorni, ovvero la deriva massimalista che sta attraversando il centrosinistra». Il sogno è la rivincita delle politiche, in nome del popolo romano.