Il candidato record: consigliere a 103 anni

nostro inviato a Varese

Ha lasciato la politica da quasi mezzo secolo. L’aveva incontrata per la prima volta nel 1922, marciando su Roma con altri diciannovenni come lui conquistati dal mito della patria e dell’azione. L'attestato ufficiale di partecipazione, probabilmente l’ultimo che appartenga a un vivente, con le firme di Benito Mussolini e dal Quadrumvirato del fascio, sta lì su un comodino della sua stanza, nella casa di riposo Molina a Varese. Riavvolge nella memoria un secolo di storia italiana, mentre spiega perché, a 103 anni compiuti, ha deciso di tornare alla politica attiva. È lui, Vasco Bruttomesso, classe 1903, il candidato del Msi-Fiamma tricolore al consiglio comunale di Tradate, nel varesino, il più anziano d’Italia.
Per i nostalgici della zona Bruttomesso è il testimone di un’Italia mitica. É stato fondatore a 18 anni di una delle prime sezioni del Fascio, volontario in Grecia, Jugoslavia, Albania con lo squadrone di Aldo Resega, il federale di Milano ucciso dai partigiani nel ’43 a Milano, con cui era amico d’infanzia e che lo fece entrare nella Rsi. Dopo l’8 settembre fu internato in un campo di prigionia.
Il 28 aprile scorso, come tutti gli anni, era con i militanti della Fiamma a Giulino di Mezzegra, dove furono giustiziati Mussolini e Claretta Petacci, per celebrare la messa di suffragio. Molti di loro vanno a trovarlo alla Molina come se fosse un anziano parente da accudire. E sono loro che lo hanno convinto a candidarsi, malgrado il secolo e passa alle spalle. «Vecchio? Le forze le ho ancora. Sono pronto ad andare in Comune, ogni mattina, come facevo una volta», dice lui.
Magari anche a piedi, visto che ha corso fino a 97 anni alla PreNimega, maratona di 43 chilometri tra le province di Varese e Como, e alla StraMilano fino a pochi anni fa. «Stanno distruggendo l’Italia, mentre noi avremmo dato la vita per la patria. Oggi mi guardo intorno e vedo più musulmani che italiani. Che fine faremo? Le moschee non le farei costruire. È anche colpa di questa magistratura, che fa togliere i crocifissi dalle scuole. È una cosa vergognosa».
Se verrà eletto davvero il 28 maggio si impegna a «fare cose concrete, utili» per Tradate. Non come certi politici. «Oggi sono tutti corrotti, la politica è sporca - dice -. Manca l’amor patrio, il senso dello Stato, fanno solo il loro interesse. Una volta in Italia c’era il 95% di persone oneste e il 5% di disonesti, ora è il contrario, soprattutto tra chi fa politica». Qualcuno che ha cercato di scoraggiarlo c’è, la figlia sessantenne. Ma se si chiede a Vasco perché ha accettato l’invito a correre per il Comune, risponde con la vecchia fede: «Perché me lo ha chiesto il partito, al partito dò tutto quello che posso». Per An e per Gianfranco Fini invece ha parole severe: «Sono dei voltagabbana. Ricordo Fini quando andava a Gorizia e contro la rete metallica al confine gridava: “quella là è Italia”. Quello era il Fini che mi piaceva. Poi è cambiato, ormai pensa solo al potere».
Non sarebbe la prima esperienza da amministratore pubblico per Bruttomesso. È stato per tre volte sindaco di Carbonate, paesino del comasco, negli anni ’50. Poi la Dc gli chiese di tesserarsi per ricandidarsi ancora, ma lui rifiutò e finì lì. Non ha mai perdonato il voltafaccia di molti democristiani («Fanfani insegnava economia corporativa all’Università Cattolica di Milano, firmò il manifesto della razza, ma poi se lo dimenticò»), le ferite all’irredentismo («Fu Mariano Rumor a farci perdere l’Istria»), il «tradimento» che portò 40milioni di italiani dal fascismo all’antifascismo: «Mi ricordo la gente in piazza del Duomo, si spellava le mani quando veniva Mussolini. Ma alla fine della guerra erano tutti spariti».
Sarebbe un consigliere «severo», come era da dirigente d’azienda, al cotonificio Tosi. «Avevo sotto di me 500 operai. Non facevo un giorno di ferie». Mentre racconta i ricordi prendono il sopravvento, si inumidiscono gli occhi quando prende in mano delle vecchie foto. «Ormai vivo nel passato». Ma basta poco per risvegliare lo spirito di ardito. «Fare il sindaco? Certo che lo rifarei. Quando l’ho fatto non ho mai pagato un caffè con i soldi dei cittadini. Altro che questa gente che si arricchisce con la politica. Eccome, sarei un sindaco modello». A 103 anni.