IL CANDIDATO RIFORMISTA A NAPOLI 4 UMBERTO RANIERI

Roma Non arretra il vincitore, il bassoliano Andrea Cozzolino. E non arretra neppure Umberto Ranieri, l’esponente riformista vicino a Napolitano che veniva dato come favorito nelle primarie Pd di Napoli. E che oggi aspetta risposta alle sue denunce di brogli e gravi inquinamenti del voto.
Onorevole Ranieri, era consapevole che ci fosse un simile rischio di inquinamento in queste primarie?
«La mia campagna si fondava proprio sulla necessità di aprire a Napoli un nuovo corso nel centrosinistra. Ho sentito la spinta al cambiamento che veniva da tanti cittadini. È evidente che contro questo nostro sforzo c’è stata una reazione forte, e che non si è combattuto lealmente. Una battaglia di cui si comprendono le ragioni».
Quali ragioni?
«Quelle di un vecchio sistema di potere e di un vecchio modo di intendere la politica, che per molti versi hanno impregnato di sé il centrosinistra della città, un sistema ormai logoro ma che ha cercato di difendersi con ogni mezzo».
Anche mezzi poco commendevoli, a giudicare dalle vostre denunce. Sono episodi comprovati?
«Toccherà alla Commissione di garanzia esaminare i ricorsi che assieme all’altro candidato, Libero Mancuso, abbiamo presentato, e verificare quanto quegli episodi abbiano condizionato il voto».
Quali tra questi episodi la hanno più colpita?
«Senza dubbio il fatto che si siano attivati galoppini di centrodestra, con i loro codazzi di sostenitori, per condizionare le primarie del Pd. Che un elettore di centrodestra voglia farla finita con la politica di Cosentino e decida di appoggiare il centrosinistra è positivo. Ma se sono intere cordate di centrodestra ad attivarsi c’è qualcosa che non va».
E come spiega questo interesse pro-Cozzolino?
«Con il fatto che ci sono interi settori del sistema politico napoletano che puntano al mantenimento dello status quo e guardano con diffidenza e preoccupazione al cambiamento dei metodi e dello stile politico. E sono settori che nei momenti cruciali si muovono trasversalmente all’unisono, ho l’impressione. Il mio obiettivo era e rimane proprio quello di spazzare via questi collegamenti innaturali».
Ma non era prevedibile che questo accadesse, a Napoli? Non era meglio evitare primarie a così alto rischio?
«Le primarie sono uno strumento democratico forte e importante. Ma la vicenda napoletana conferma la necessità di riformarlo: ci vogliono gli albi degli elettori abilitati a votare, ci vogliono garanzie sulla trasparenza delle risorse usate dai candidati...».
Lei ha anche denunciato il dispendio di risorse nella campagna di Cozzolino.
«Non c’era bisogno di denunce: era plateale. Mentre io combattevo a mani nude, bastava girare per strada per notare l’offensiva propagandistica che era in atto dall’altra parte, e la quantità di manifesti appesi. Comunque quel che mi ha colpito è che sulla mia candidatura sia arrivato un consenso notevole da tutti gli ambienti, dal centro storico ma anche dalle periferie più disagiate. Sono stato battuto solo dove manovre e malcostume sono stati soverchianti».
Quanto ha contato e conta ancora Antonio Bassolino, lo sponsor del vincitore?
«Non so che ruolo abbia avuto concretamente Bassolino. So che contro di me si sono battuti i sostenitori di un vecchio modo di far politica, difendendosi con ogni mezzo. Anche perché sulla mia candidatura era pronta a convergere un’alleanza, dall’Udc a socialisti e ambientalisti, che poteva essere vincente, e questo spiega perché una parte del centrodestra si è attivato per bloccarmi. Io non demordo, però: la mia battaglia non finisce qui».
Lei ha contestato anche il ruolo del Pd nazionale, e la scelta di commissariare il Pd di Napoli. Perché?
«I problemi del Pd a Napoli richiedono una riflessione dell’intero gruppo dirigente, non è giusto che lo si risolva commissariando il segretario che tra mille difficoltà ha condotto il partito, anziché dargli atto del suo lavoro».