Il candidato sindaco del Pd non ricorda la «sua» legge

Adesso promette 100mila piante ogni anno ma i fatti lo smentiscono

È uno di quegli slogan dal sicuro effetto mediatico. Peccato che sotto il vestito si nasconda il nulla. Il candidato sindaco Francesco Rutelli ha solennemente promesso: «Pianteremo a Roma mezzo milione di alberi in cinque anni di consiliatura per fare una grande operazione ambientale in tutti i Municipi, facendo ricorso anche all’apporto degli sponsor». Parole pesanti che arrivano al termine di un tour che il candidato sindaco ha voluto concedersi a cavallo di una bicicletta sulla ciclabile che passa sull’alzaia sotto ponte Garibaldi.
Quello di piantare alberi in città è un tema molto caro a Rutelli, prima ancora di diventare sindaco della capitale. Fu infatti l’ex radicale, poi ex verde, poi ex margheritino e infine coinventore del Partito democratico, a mettere il suo nome su una proposta di legge poi ratificata dal parlamento proprio pochi mesi prima che il parlamentare diventasse primo cittadino romano.
Si tratta della legge 113 del ’92 e impone l’obbligo ai comuni di piantare un albero per ogni nuovo nato. Una legge che Rutelli dovrebbe, dunque, conoscere bene. E, visto che ha a cuore le sorti della sua città, dovrebbe informarsi su quanto e come la sua legge sia stata applicata proprio nel territorio capitolino.
Stupisce quindi l’esigenza e l’urgenza di un simile proclama elettorale. Centomila alberi l’anno sono una cifra di tutto rispetto che surclassa di gran lunga il numero dei nati in un anno nella capitale.
Forse la legge dello Stato è ormai superata dagli eventi? Forse il Servizio giardini è stato così solerte e rapido da chiudere i conti in anticipo con l’Anagrafe? Niente di tutto questo. Al contrario, il Comune di Roma, gestito in questi anni dalla stessa maggioranza che vuole riportare Rutelli al vertice capitolino, ha fatto poco per chiudere la forbice (sempre più ampia) tra alberelli e bebè. Fino al febbraio del 2007, ad esempio, il ritardo del Servizio giardini nell’assolvere il compito assegnatogli dal Parlamento, era di almeno cinque anni. È stato lo stesso direttore del Servizio Augusto Burini a confermare le difficoltà riscontrate.
«Nella capitale nascono ogni anno 24mila bambini circa - spiegò al Giornale Burini il 15 febbraio del 2007 -. Di fronte a un simile numero è difficile essere puntuali nell’applicazione della legge. Inoltre senza aree in cui piantare gli alberi è difficile stare al passo».