Candidature per il 2015 «Pechino tifa Milano»

Wu Janmin è uno dei diplomatici più influenti (e brillanti) di Pechino. Ma è anche il presidente dell’Ufficio internazionale delle esposizioni di Parigi, l’organismo internazionale meglio noto con la sigla Bie (Bureau international des expositions), che nel febbraio 2008 dovrà decidere la sede dell’Expo universale del 2015.
Wu Jianmin questo fine settimana lo ha trascorso ad Alessandria, dove, assieme ad altre personalità del calibro di Mikhail Gorbaciov e Giscard d’Estaing, ha partecipato al seminario «per una nuova architettura politica» del World Political Forum. E dal nostro Paese appoggia, con convinzione, la candidatura di Milano.
«La decisione sarà collegiale e intergovernativa, non dipende da me; ma ritengo che abbiate buone possibilità di farcela», dichiara al Giornale. Il capoluogo lombardo è in concorrenza con Sirme, Mosca e forse Toronto. «Ora è importante che il vostro governo sostenga con convinzione Milano», avverte il numero uno della Bie. Il messaggio è chiaro: in queste circostanze non basta un impegno formale, ma è necessario che l’esecutivo italiano si impegni al cento per cento in una battaglia che sarà durissima. Venerdì Prodi ha garantito «l'impegno forte e unitario di Palazzo Chigi» ed è indubbiamente un passo nella giusta decisione, ma a condizione che non rimanga senza seguito. Se Milano nelle prossime settimane verrà lasciata sola ogni sforzo risulterà vano.
E sarebbe un vero peccato, perché Wu Janmin è pronto «a lavorare duramente» affinché il nostro Paese possa ottenere questo mandato. Una dichiarazione insolitamente schietta per un diplomatico del suo calibro - che in passato ha rappresentato il suo Paese in Francia, in Gran Bretagna e all’Onu di Ginevra - abituato a calibrare ogni parola. Insomma: tiene a farci sapere che fa il tifo per noi. E con lui la Cina, che già qualche settimana fa in occasione della visita del presidente del Consiglio a Pechino si era già espressa in tal senso.
La Moratti ha definito Expo 2015 «un’Olimpiade dell’economia, della cultura e del sociale», che nell'arco di sei mesi porterebbe in città 30 milioni di visitatori provenienti da 150 Paesi con un valore aggiunto di 7 miliardi di euro e una produzione attivata di 13 miliardi. Insomma, un bel business. Milano è pronta, ora tocca a Roma.