Candidature e incarichi, il puzzle impossibile

La (poco) miracolosa moltiplicazione delle poltrone, sembra essere l’unico modo per mettere d’accordo tutte le diverse anime del Pdl. E consentire al coordinatore regionale Mario Mantovani di convocare i congressi provinciale e cittadino senza timore di uno scontro che travalichi la normale dialettica di partito. Finendo magari come a Vicenza dove a far da arbitro oggi è addirittura la magistratura, chiamata a controllare le regolarità dei tesseramenti con tanto di ipotesi di reato in campo.
Ma certo non sarà facile. Pare, infatti, ormai archiviato il sogno dei vertici romani di andare a congressi con candidati condivisi da eleggere per acclamazione. Il test di Lodi, primo storico appuntamento con elezione diretta, ha dimostrato che le mozioni e dunque le liste in campo son destinate a essere più di una. E ben difficilmente ci sarà unanimità in piazze fondamentali come Milano. E Monza, dove per di più presto si andrà a votare, facendone un test fondamentale per un aggiornamento sullo stato di salute del centrodestra. Non solo lombardo. E allora l’unica soluzione possibile sembra essere aggiungere qualche posto al tavolo. Due vice coordinatori cittadini e due vice provinciali a Milano, a cui si aggiungerebbero coordinatore e vicecoordinatore di Monza e Brianza. Posti che lievitano a otto, consentendo a tutti di sentirsi adeguatamente rappresentati. Anche perché si fa sempre più asfissiante il pressing degli ex an che compatti intorno a Ignazio La Russa, l’indiscusso leader locale a cui fanno riferimento anche gli alemanniani dell’ex Destra sociale Paola Frassinetti e Carlo Fidanza, chiedono poltrone di prestigio. Visto che La Russa non vorrebbe dare spazio a un uomo esperto come Riccardo De Corato, la scelta potrebbe cadere su Sandro Sisler, assessore all’Urbanistica a Carate Brianza e sul fratello dell’ex ministro, quel Romano La Russa che sarebbe costretto, in omaggio alla nuova «tavola delle leggi» del Pdl, a lasciare il posto di assessore in Regione. Così come il governatore Roberto Formigoni sarebbe pronto a chiedere un passo indietro agli assessori Stefano Maullu (in quota Podestà) e Alessandro Colucci (ex socialisti). Perché, e questo è un punto dolente, il rispetto dell’incompatibilità rischia di trasformarsi in un boomerang. «Un conto - spiega un pezzo grosso di viale Monza - è mettersi d’accordo su Maullu, La Russa o Colucci, ben altro è se restano assessori e ci si deve accontentare di un loro tirapiedi. Così che fine fa il partito?». Partito già scosso dal malumore dei consiglieri costretti a tirar fuori 20 euro per allestire il gazebo di dicembre in piazza san Babila. Incompatibilità che non tocca i parlamentari, con l’eurodeputata Lara Comi che dovrebbe spuntarla a Varese.
Con un dirigente che parla di «accordo complicato» e soprattutto di «una situazione che più passa il tempo, più si incancrenisce». Di qualche giorno fa un incontro tra Guido Podestà e l’attuale coordinatore cittadino Luigi Casero che nonostante parole di circostanza, è più intenzionato a occuparsi di palazzi romani. Impensabile un accordo in tutte le province lombarde, si passerà alle prove di forza. Con Roberto Formigoni deciso a puntare su Monza dove tramonta l’era di Elena Centemero e il consigliere regionale di stretta osservanza ciellina Stefano Carugo potrebbe battere Fabrizio Sala, l’uomo dell’ex ministro Paolo Romani. Difficile allora pensare a un posto per l’omonimo Mario Sala al «provinciale» di Milano. Dove i favoriti continuano a essere La Russa (Romano) o magari Carlo Fidanza, Maullu e Colucci. A Milano città punta invece Giulio Gallera, spinto dal rinnovato asse Mantovani-Gelmini-Romani, mentre l’area Podestà si affiderebbe ad Andrea Mascaretti, Pietro Tatarella, Fabio Altitonante o Pietro Accame. Per i posti di vice, i ciellini spingono l’ex assessore al Bilancio Giacomo Beretta, mentre l’area An sta con Marco Osnato o il vicepresidente della Provincia Novo Umberto Maerna.