«Il cane è cambiato», padrone risarcito

Era una mattina dell'estate del 2002 quando Rex, un esemplare di Epagneul Breton, mentre passeggiava con il suo padrone nella Vecchia Darsena di Savona, fu aggredito da un mastino della razza Dogue Bordeaux, subendo numerosi danni. Si dice che da quel momento la vita di Rex, da sempre docile, ma anche brioso e capace di gesti affettuosi verso altri animali e soprattutto nei confronti dei bambini, sia radicalmente cambiata in senso «comportamentale». Timoroso, si ritrae di fronte a chiunque e, se riconosce un cane della razza che l'ha assalito, emette guaiti e trema. In altri momenti diventa intrattabile. Il padrone riferisce che solo nell'ambiente domestico Rex si sente tranquillo e che, quando esce con lui, egli stesso è ansioso, perché prevede che l'animale danneggi i bambini che lo avvicinano per giocare. Un vero e proprio trauma psicologico, dunque, che si è ripercosso anche sul padrone!
Per questi motivi il giudice di Pace Giuseppe Robatto, a cui il proprietario del cane da caccia si è rivolto, ha emesso una sorprendente sentenza, che impone al proprietario del mastino, non solo il pagamento delle spese per le cure fisiche di Rex, ma anche dei danni «esistenziali» sofferti dall'animale e dal suo proprietario, quantificati in 2500 euro. «Risulta che il cane abbia ricevuto un danno non solo fisico, ma anche al proprio carattere» scrive il giudice nella motivazione della sentenza. «E questa situazione non è provata soltanto da referti veterinari, ma anche da dichiarazioni di testimoni e da reali situazioni di vita del cane e relazioni con altri cani, accostamenti non voluti a persone differenti dal padrone. È difficile - prosegue Robatto - dare una personalità ad un animale, ma non è impossibile considerare che lo stesso animale diventi, spesso, una parte del suo padrone e viva con lo stesso in una sorta di simbiosi tale da far pensare che il cane assuma una parte dell'animo e della personalità...». Distinguendo il cane considerato quasi selvaggio e strumento di difesa da quello mansueto, che vive quasi in intimità con il proprietario, il giudice precisa: «Si deve considerare che al cane, quasi parte o convivente del padrone, possono essere riconosciuti dei diritti che, qualora lesi con violenza, devono essere risarciti con maggiore intensità perché parte del loro padrone e non parte soltanto per addomesticamento o ammaestramento, ma per comune intimità...».
È un clamoroso precedente. Il riconoscimento del danno «esistenziale» di Rex, viene spiegato così: «L'animale è diventato inferiore al suo status normale di cane, amico fedele dell'uomo. Ha diritto per questa inferiorità ad avere un risarcimento. I soldi potrebbero, ad esempio, servire per sottoporlo ad una cura psicologica, che lo faccia guarire». Le motivazioni a vantaggio del proprietario consistono nella simbiosi che l’uomo vive con l'animale, dedicandogli una parte della propria esistenza, ma pretendendo un contraccambio, che gli viene negato se l'animale è stato traumatizzato.