Canevari, l’opera si fa matrice e racconta il dolore

Un uomo che alza le braccia al cielo. Una bomba che cade. Tra di essi, lo spazio. Vuoto di segni, ma pieno di riflessi. È lì che si inserisce il volto dell’osservatore. Chi guarda dritto davanti a sé finisce per frapporsi tra l’uomo e la bomba. Chi si scosta, preferendo una visione laterale, si «salva» ma diventa testimone dell'imminente morte. Comunque partecipe dell’opera. E della tragedia. È questa forse la più simbolica delle dieci matrici-scultura che compongono «Decalogo», mostra di Paolo Canevari, fino al 2 novembre a Palazzo Poli. Un viaggio nei temi che hanno caratterizzato gli ultimi anni della produzione dell’artista, tra installazioni e videoarte, qui però imegnati a dare alle matrici di stampa - di norma, non esposte - la dignità e il pubblico di vere e proprie opere. «Il progetto - spiega Canevari - è nato in collaborazione con l’Istituto nazionale della grafica. Ciò che mi affascinava era la possibilità di liberare il disegno dalla dimensione effimera di fragilità, portandolo su un supporto anomalo e resistente. Con l’assistenza del maestro stampatore Antonio Sannino della Calcografia, ho realizzato dieci matrici e solo dieci stampe, una per ogni soggetto. Le vere opere, infatti, sono le matrici stesse, pensate fin dal principio come sculture e, perciò, contrariamente al solito, non lavorate al rovescio ma al dritto». Sposando la modernità dell’ispirazione con tecniche antiche, le lastre sono state incise, piegate manualmente ai bordi, rendendole così inutilizzabili per altre stampe, e acciaiate, ossia rivestite di una sottile patina di metallo, per garantire loro una maggiore resistenza all'ossidazione. Il risultato è un fondo specchiato da cui emerge cupa una carrellata di soggetti «graffiati» che raccontano guerra e tortura, ma soprattutto dolore, angoscia e storia degli uomini in eterna lotta tra bene e male. Poi gli stessi soggetti tornano a vivere stampati su carta, «riempiendo» i vuoti delle lastre e restituendo allo spettatore la libertà di estraniarsi dall’opera. Purché sia disposto ad assumersi la responsabilità della lontananza. Il messaggio è chiaro: se le matrici sono al dritto, il rovescio è rappresentato dalle stampe. Ingresso libero.