Canicattì, una targa per Tito il «massacratore degli italiani»

An contro il sindaco di sinistra: «O cambia nome alla via o mette la nostra che spiega chi fu il dittatore»

da Roma

«Ma va’ a Canicattì», dicono nel resto della Sicilia volendo indicare un posto bizzarro, un po’ diverso. E in quale altro posto, poteva esplodere la guerra delle targhe? Le giunte di sinistra di Canicattì non si son risparmiate nel dedicare strade e piazze ai campioni del comunismo. C’è pure una via Maresciallo Tito dunque, a solenne memoria del dittatore jugoslavo. E almeno questa targa, la maggioranza delle forze politiche locali vorrebbe che fosse rimossa, dedicando la strada a una figura meno discussa. Ma il sindaco resiste, forse temendo che col mandare nei magazzini comunali Josip Broz Tito, si rischi una valanga revisionista che poi cancellerà via Lenin, via Marx e tutti gli altri compagni. Così, quelli di An minacciano di far da soli: han già pronta una targa per sostituire quella esistente, sempre dedicata al Maresciallo Tito, ma coi titoli aggiuntivi di «comunista» e «massacratore d’italiani».
La stramberia più attuale di Canicattì è l’avere un sindaco di sinistra con un consiglio comunale a maggioranza di centrodestra. Forse la Cdl ha sbagliato candidato, o forse Vincenzo Corbo, sindaco da sei mesi, è davvero bravo... La precedente giunta, anch’essa di sinistra, era stata sciolta per mafia, con l’arresto del sindaco. Ma è da una ventina d’anni che nel quartiere di via Barone Lombardo resistono appunto via Lenin, via Tito e via Marx, insieme a esponenti del comunismo italiano: hanno una strada anche Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Enrico Berlinguer e Giancarlo Pajetta. Canicattì, 32mila abitanti, è città ricca e tollerante, produce la migliore uva da tavola d’Italia, ha generato ben quattro banche, e seppure tre son state assorbite da grandi gruppi, una resiste ancora. Insomma, è una perla che spicca nell’Agrigentino e in tutta l’isola. Forse per questo gli altri siciliani, con una punta di invidia, la deridono.
E ora a Canicattì è in corso la guerra delle targhe. S’è accesa il 10 febbraio, nel giorno del ricordo per le vittime delle foibe e gli esuli dalmati e istriani. Così, la targa da abbattere non poteva che essere quella dedicata a Tito. Consiglio comunale ovviamente d’accordo, non solo la maggioranza d’opposizione ma anche svariati consiglieri che sostengono la giunta. Il sindaco Corbo ha nicchiato prendendo tempo, e An ha presentato una mozione che dovrebbe essere discussa a metà mese. Prevedendo però le resistenze del primo cittadino, gli altri son passati all’attacco, facendo fare da un marmista una targa analoga a quella esistente, ma con le «precisazioni» storiche del caso, come si può vedere dalla foto. «Se il sindaco vuol conservare la via a Tito, cambi almeno la targa con questa», propone Vincenzo Racalbuto, presidente di An canicattinese. E se quello non ne vuol sapere? «Mureremo la nostra targa poco distante da quella esistente. Abbiamo fatto una ricerca di giuriusprudenza: possiamo farlo senza incorrere in reati», è la risposta.