Di Canio non molla «Il saluto romano? Lo farò sempre»

«Se mi squalificano perché è intervenuta la Comunità ebraica è la fine. E Lotito deve difendermi, altrimenti...»

Marcello Di Dio

da Roma

Nessuna marcia indietro, anzi una difesa strenua di quel saluto romano immortalato da telecamere e fotografi. «Non ce la faccio a non salutare così, saluterò sempre come ho fatto domenica, perché è un senso di appartenenza al mio popolo», le parole di Paolo Di Canio. Che, per nulla pentito del gesto, sceglie la trasmissione degli Irriducibili, gruppo storico del tifo laziale, in onda sull’emittente romana Radio Spazio Aperto, per parlare di quanto accaduto a Livorno.
Non usa giri di parole Di Canio nei 45 minuti in cui rimane in diretta. Nemmeno quando chiede l’aiuto della società dopo le polemiche inevitabili e la recidività del comportamento. Il leader della Lazio aveva già mostrato il braccio teso nel derby romano del 6 gennaio scorso, gesto costatogli diecimila euro di multa: «Stavolta - sottolinea Di Canio - mi aspetto una difesa agguerrita da parte del mio club e una presa di posizione immediata del presidente Lotito, altrimenti mi inc... In altre situazioni, altre società sono scese in campo per difendere i propri giocatori, anche di fronte a un gesto antisportivo. Io sono già stato condannato a marzo e non ho detto nulla».
Lotito resta spiazzato dalle sue dichiarazioni. «Ma chi l’ha autorizzato a parlare?», chiede a uno dei suoi collaboratori. Poi in serata arriva il comunicato della società, nel quale si denuncia «il clima da guerra ideologico-politica che la tifoseria livornese ha creato intorno alla partita ed è solidale con i propri giocatori, tecnici e tifosi. La Lazio ripudia qualunque forma di razzismo e di politicizzazione sia sul campo che fuori».
Tutto ciò dopo il fiume in piena Di Canio. «A Livorno hanno tirato un razzo verso il nostro pullman quando stavamo entrando allo stadio. È stato un gesto vigliacco, il bersaglio ovviamente ero io. E il fatto è stato minimizzato». Poi un attacco alla comunità ebraica che ha chiesto di «porre fine a questa vergogna». «Sarebbe pericoloso se dovessero prendere provvedimenti disciplinari nei miei confronti dopo che è insorta la comunità ebraica... Io ho mostrato indifferenza verso chi mi ha tirato oggetti e insultato con frasi tipo “Di Canio a testa in giù come Mussolini”».
E a chi gli chiede se avesse pensato di fermare la partita per le offese ricevute risponde: «Se avessi fatto come Zoro, mi avrebbero accusato di istigare il pubblico alla violenza». E il suo saluto romano, allora? «Durante la partita ho subito un fallo da rigore e ho preso un colpo al ginocchio ma ho continuato a giocare. Quando sono uscito ho salutato il mio popolo, senza nemmeno degnare di uno sguardo una curva patetica (quella del Livorno, ndr). Ho fatto un saluto normale, ho detto ai miei tifosi che avevamo vinto... L’arbitro prima della partita ci ha invitato a comportarci bene e in effetti in campo non è successo niente. La differenza è che noi accettiamo che lui (Lucarelli, ndr) faccia cento metri per andare a esultare sotto la sua curva dopo aver segnato. Se l’avessi fatto io, sarebbe stata istigazione». Il portiere del Livorno, Amelia, ha criticato il comportamento di Di Canio. «Come fa a parlare di me? È un ragazzetto... Io domenica sono stato un esempio, me lo dico da solo. I miei genitori mi hanno insegnato a guardare tutti in faccia. Io metto in campo energie positive, pensando solo al popolo biancoceleste». Che elogia spassionatamente, lui per primo è un tifoso laziale. «Siamo orgogliosi di essere obiettivo di gente che non incarna i nostri valori. Voglio solo ringraziare di cuore i tifosi della Lazio che domenica erano allo stadio. Portano in giro valori e civiltà, ci mettono sempre la faccia e non si nascondono. Li abbraccio, così come abbraccio quelli che non sono potuti venire in una piazza rossa che ogni volta manifesta volgarità nei nostri confronti».
Saluti (non romani) e appuntamento sabato alla Juve. La cassetta della trasmissione finirà già oggi sul tavolo degli 007 federali. Quasi certo il deferimento, ma potrebbe arrivare anche la stangata.