Di Canio non perde il vizietto: rissa in strada

L’ex laziale rimedia una ferita al polpaccio Nessuna denuncia, chiarito il malinteso

Claudio De Carli

Dicono che ci sia Viterbo sottosopra, del resto a quell’ora di notte la gente dorme, difficile che si trovi in piazza della Rocca a fare a cazzotti come è successo a Paolo Di Canio domenica. Era almeno una ventina di giorni che non si avevano notizie dell’ex ragazzo del Quarticciolo e in molti iniziavano a preoccuparsi. Dunque le cose sarebbero andate più o meno a questo modo e naturalmente Paolo non ha colpe, è solo che dove si trova lui succedono sempre coincidenze e incomprensioni, disguidi e malintesi, un fardello difficile da portarsi dietro. Bene, una di notte, la Lodigiani ora Cisco Roma, esce al completo dal ristorante dove ha appena celebrato la vittoria nel trofeo Yeir con Viterbese e Sorianese. I ragazzi sono in strada quando qualcuno dall’altra parte della piazza urla e insulta, Paolo non ci bada e va verso la sua auto per tornarsene a Roma quando il tipo di prima riattacca e questa volta molto pesantemente. Agli uomini della Digos, Paolo dirà che le frasi offensive erano rivolte alla sua mamma e alla moglie, e già si sentiva ribollire al solo ricordo. Perché tutto poi è finito negli uffici della Digos di Viterbo, che assieme alla squadra mobile ha impedito che la gigantesca rissa degenerasse. Alla vista delle forze dell’ordine sono scappati tutti o quasi, Paolo invece è rimasto al suo posto, come sempre.
Perché sarà anche vero che dove si trova lui scoppiano epidemie e rivoluzioni, ma è altrettanto vero che poi Paolo ci lascia sempre la faccia. Non indietreggiò davanti a Trapattoni e a Capello anche per l’intervento energico di Julio Cesar che si mise in mezzo oscurando la scena con la sua mole e non lo mandò a dire neppure agli allenatori di Celtic e Sheffield, tutta gente arrivata a un centimetro scarso dal cazzotto in testa. E sempre perche c’era di mezzo un malinteso poi chiarito, magari un insulto dettato dalla tensione della partita o cose del genere. Poi tutti amici come prima, tranne la decisione presa da Di Canio, sempre definitiva: via da chi lo aveva offeso. E lo hanno offeso in tanti, per questo ha giocato in molte squadre. Così come lo amano in tanti, ecco perché gli Irriducibili della curva laziale hanno lanciato una campagna per abbonarsi alla Cisco e sostenere la nuova squadra del loro idolo. Quello che ha preso un Fifa Fair Play per aver compiuto una buona azione in campo invece di segnare una rete ipocrita, lo stesso che ha steso l’arbitro Paul Alcock, in realtà poco stabile di suo, costato undici giornate di squalifica.
Tutti malintesi, come quello di domenica notte a Viterbo. Il ragazzo che si è scazzottato con Di Canio ha giurato di essere un fan di Paolo e di non essersi assolutamente permesso di offenderlo, gli insulti arrivavano da dietro e chissà di chi erano. Per di più alla Digos lo conoscono come militante dell’estrema destra, ma forse questo conta meno, di certo Di Canio ha riportato una ferita lacero contusa al polpaccio destro a causa di una bottigliata e Viterbo è entrata in fibrillazione. L’ambiente ideale per Paolo Di Canio, che dopo tutte le menate che si era preso sul saluto romano aveva giurato che si sarebbe impegnato a non esibirsi più in gesti impropri. Senza però mai specificare dove, quando e a che ora.