La cannabis «si fuma» l’Unione

Sempre più divisa la maggioranza: Costa (Margherita) si scaglia contro i Ds

Hanno un bel dire che la cannabis, la volgarissima altrimenti detta canapa indiana, non fa più effetto, che fumarla è come mandar giù una tisana, che ci vuole ben altro per drogarsi. A vedere quello che è successo ieri in consiglio regionale, bisogna riconsiderare i giudizi e rendere onore al merito ridando a cannabis quel che è di cannabis: un effetto stupefacente! Cioè, quello di mandare in fumo l'inossidabile (si fa per dire) coesione della maggioranza di centrosinistra, costretta a spaccarsi sul terreno della sperimentazione dei farmaci «contenenti derivati sintetici della cannabis indica, per favorirne l’utilizzo continuato nelle terapie». Recita così, per la cronaca, il passaggio principale della delibera approvata da una coalizione ridotta all’osso nell’ultima seduta di consiglio prima delle ferie. Ma a esultare è soltanto l’opposizione di centrodestra, che con Gianni Plinio, capogruppo di An, e Matteo Rosso, Forza Italia, ha messo la sinistra e i suoi supporter più o meno allineati - ogni riferimento a Margherita e Udeur-Gente di Liguria è puramente giustificato - con le spalle al muro e il fegato in subbuglio. La battaglia condotta in commissione e in aula per svelare il vero e proprio obiettivo della delibera - secondo Plinio, «un cavallo di Troia per introdurre l’uso indiscriminato di hashish e marijuana» - ha avuto un esito clamoroso: dalla delibera finale sparisce ogni accenno al farmaco (farmaco?) «Bedrocan» che doveva essere al centro della sperimentazione, e si fa solo accenno a una fantomatica «azione istituzionale nei confronti del ministero per la Salute». Ancora più clamoroso e deflagrante, comunque, per la coesione del centrosinistra e la solidità della giunta Burlando è l’ulteriore effetto della contesa sul sistema nervoso dei consiglieri: Claudio Gustavino, capogruppo della Margherita, Michele Boffa e il compagno scout Massimiliano Costa si schierano a favore dell’ordine del giorno della maggioranza, mentre i sodali di gruppo - ma evidentemente non di pensiero - Rosario Monteleone e Giovanni Paladini si astengono come Luigi Patrone e Roberta Gasco (Udeur-Gente di Liguria). Manca all’appello del voto anche l’assessore, e leader di Gente di Liguria, Giovanni Battista Pittaluga, impegnato in una riunione, il quale si era dichiarato a suo tempo molto perplesso sulla sperimentazione del Bedrocan. «Avete fatto una figuraccia» tuona ancora Plinio, per dare il colpo di grazia. E aggiunge sarcastico: «La maggioranza si spacca su una faccenda da piccolo chimico formato via Fieschi che voleva mettersi a giocare con lo stupefacente farmacista Vincenzo Nesci, di Rifondazione comunista. Dai promotori delle narco-sale, davvero, non ci si poteva aspettare altro». Pare la fine della faccenda, ma è solo un’impressione: la tensione esplode poco dopo, nel corso dell’interruzione dei lavori dell’assemblea. E il più agitato è monsignor Costa, che affronta i diessini Moreno Veschi e Ubaldo Benvenuti, sotto gli occhi di Nesci, con tutto il repertorio delle parole del gatto: «Non me ne frega un ca..., me la prendo con quegli imbecilli di maggioranza che non sono capaci di fare un ca... (e due!, ndr). Io me ne sbatto, c’erano accordi precisi». Tenta d’inserirsi Cristina Morelli, Verdi, più diafana che mai, ma con gli artigli di sempre. Pittaluga assiste come fosse a un reality, il diessino Ezio Chiesa invece fa la faccia di uno che vorrebbe chiudersi nel «confessionale». L’oggetto del contendere, questa volta, è l’abrogazione, passata «a tradimento», della norma che prevedeva un’anzianità dirigenziale di cinque anni nella pubblica amministrazione per ottenere pari qualifica in Regione. È quella norma che, nel pomeriggio, Patrizia Muratore, capogruppo di Italia dei valori, definirà «marchetta ferragostana della giunta, prendendone apertamente le distanze. Anche lei fa parte della maggioranza. Che a questo punto - complimenti! - più che a Ferragosto si sta preparando a Carnevale