Cannavaro crac, l'Europeo è già finito

L’Italia perde il suo uomo guida al primo allenamento. Fatale uno scontro con Chiellini: lesione ai legamenti della caviglia. Il capitano in lacrime: "Non può finire così". Convocato Gamberini (Fiorentina)

Baden - Azzoppata la Nazionale di calcio. Nel giorno del suo sbarco in Austria, tra accoglienze festose (l’ambasciatore all’aeroporto, settemila austriaci nello stadiolo di Maria Endersdorf) e promesse solenni («entro 48 ore firmeremo il contratto con Donadoni» l’annuncio del presidente federale Abete), l’Italia campione del mondo perde il suo carismatico capitano Fabio Cannavaro. È una coltellata alla schiena più che un infortunio, grave, gravissimo, uno dei tanti che riempiono la cronaca del calcio moderno. La mitica difesa azzurra perde il suo scudo spaziale. Per lui, per il nostro capitano, molto fisico e tanto coraggio, protagonista di cento duelli rusticani, mai un intervento chirurgico in carriera, l’europeo finisce prim’ancora di cominciare. Previsti due mesi, due mesi e mezzo per il recupero. Per il ct Roberto Donadoni, ribattezzato «normal one» alla sua prima conferenza-stampa, è il battesimo del fuoco. Invece di attrezzarsi per un debutto felice e scanzonato contro l’Olanda del suo amico fraterno Van Basten, deve correre per ospedali e rintracciare al volo Gamberini, la riserva battezzata prima di lasciare Coverciano.

Il crac, perché di questo si tratta, di un crac inatteso e violento, avviene 5 minuti dopo le ore 18 al culmine di un contrasto ballerino (Chiellini l’autore involontario, proprio lui il suo designato erede al centro della difesa), per niente feroce, nel bel mezzo del primo placido allenamento sull’erba austriaca. Giocano e si divertono, mentre il pubblico incantato dalle stregonerie di Cannavaro o dalle parate di Buffon applaude entusiasta. Cannavaro e Chiellini si contendono un pallone innocuo sul limitare del fondo, in un pomeriggio molto caldo: disputano una sfida a ranghi ridotti con porte minuscole, tra di loro c’è anche Donadoni che suda e controlla da vicino il lavoro. I due arrivano a contatto e il capitano piomba a terra, malamente. Fabio Cannavaro, con la caviglia gonfia come un cocomero e le lacrime agli occhi, si rotola per un paio di volte sull’erba per richiamare l’attenzione dei più: è il segno della gravità del danno subito. Mai visto il capitano azzurro rimanere 20 minuti a terra, in attesa dei primi soccorsi e delle prime diagnosi del professor Andrea Ferretti, l’ortopedico al seguito, che stravolgono l’arrivo degli azzurri alla periferia di Baden e lo trasformano in un piccolo calvario. Canonico il film successivo: la borsa del ghiaccio, i gesti dei sanitari e la ricostruzione malinconica dei dirigenti, Gigi Riva e Giancarlo Abete, la richiesta di una barella per il trasporto al più vicino ospedale. Di qui, dopo le radiografie che escludono lesioni ossee, la decisione di puntare verso Vienna, destinazione ospedale generale, per la risonanza magnetica che evidenzia la lesione parziale al legamento.

E' un viaggio lungo e malinconico, al suo fianco il professor Ferretti e Antonello Valentini, il capo della comunicazione. Cannavaro è una maschera di tristezza, ha gli occhi gonfi di lacrime e di dolore. «Non può finire così» ripete. La diagnosi, non ancora pronunciata, è quella temuta. L’anticipa una dichiarazione del suo antico procuratore, Enrico Fedele, un tempo ds del Parma dei Tanzi. «Ormai all’europeo non ci pensa più» detta ed è il comunicato della resa. Diventato ufficiale qualche minuto dopo, sul far della sera con una nota della federcalcio: lesione parziale ai legamenti della caviglia sinistra, Cannavaro è fuori combattimento, col Real Madrid deve decidere quando e dove procedere alla riparazione, al suo posto arriva Gamberini. Nazionale azzoppata, l’Italia resta senza il suo capitano carismatico (anche se i gradi ora passano a Buffon): l’europeo per gli azzurri comincia nel modo peggiore. Corsi e ricorsi storici: un episodio del genere accadde anche due anni prima, nel giorno della partenza dell’Italia di Lippi verso Duisburg. Gattuso subì un insulto muscolare: rimase dieci giorni a lavorare come un matto per recuperare e alla fine partecipò alla cavalcata trionfale verso Berlino. Questa volta è diverso, l’Italia perde il capitano e la sua guida spirituale.