Cannavaro non va di moda nemmeno a Dubai

Di tutte le solitudini che si possono comprendere e connotare, dalle più essenziali alle più fisiche, quella di Fabio Cannavaro ha fattezze alquanto bizzarre e si colloca nell’ambito della rigida regola della meritocrazia. A David O’Leary, il sergente di ferro londinese che guida l’Al Ahli dallo scorso 4 luglio, non interessa il palmares dell’ex pallone d’oro. La livella applicata al calcio pone Cannavaro sullo stesso piano dei suoi compagni di squadra. Un gruppo di carneadi che in allenamento lavora duramente, mentre il difensore un po’ meno.
L’ha rivelato senza eccessivi preamboli O’Leary alla stampa di Dubai: «Per raggiungere una forma accettabile dovrà svolgere un sacco di lavoro. I suoi trascorsi qui non significano nulla. Quello che deve fare è dimostrare di essere come gli altri, diversamente non saprei proprio come assegnargli una maglia da titolare». Parole per nulla concilianti che hanno il suono di una bocciatura in vista della gara di esordio di campionato in programma giovedì contro l’Al Dafra. Cannavaro ha contemplato dalla tribuna anche l’ultima amichevole, rimpiazzato dal giovane maliano Traorè e dal nazionale locale Obaid Khalifa, che pare offrano migliori garanzie dell’ex campione del mondo. Una situazione che sta creando imbarazzo ai piani alti del club di Dubai. Il presidente, lo sceicco Rashid Al Maktoum, lo stesso che da qualche tempo ha manifestato interesse nel rilevare quote del Milan, mastica amaro. Cannavaro avrebbe dovuto rilanciare una squadra che nella scorsa stagione ha ottenuto solo l’ottavo posto, ma pare che O’Leary non vedrebbe male addirittura un taglio per far posto a Demichelis, in rotta di collisione col Bayern.
Vere o presunte manovre di mercato, l’impatto delle grandi firme nel calcio dei petrodollari risulta quasi sempre drammatico. Storicamente l’unico ad aver lasciato il segno in medioriente è stato il fuoriclasse brasiliano Rivelino agli inizi degli Anni Ottanta. Per il resto una sterminata scia di fallimenti , dall’ex interista Vampeta, ammalatosi di esaurimento nervoso in Kuwait, fino ad arrivare ad un altro ex campione del mondo, Roberto Bebeto, cacciato dai sauditi dell’Al Ittihad per scarso impegno.