Cannavaro primo difensore miglior giocatore al mondo

«Così zittisco i critici». La Fifa premia anche Zidane come numero uno di Germania 2006. Ricordati Facchetti e i due ragazzi della Juve

Zizou Zidane è uno sportivo vero. Ieri aveva «un’agenda troppo fitta di impegni» per partecipare al Fifa World Player, ha raccontato un portavoce della Fifa. Magari più fitta da quando ha saputo di non aver vinto. Ronaldinho, invece, si è presentato. Ma con il muso lungo, la testa fusa dal fuso e dalla sconfitta subita dall’Internacional in Giappone. Ma non ha dimenticato il fair play: «Cannavaro è il miglior difensore del mondo», ha detto a tutto il mondo che l’ascoltava. Parole che sono sembrate un gesto, un metter sulla testa del capitano della nazionale italiana l’ennesima corona dorata.
Stavolta Cannavaro era scortato da mezzo Real Madrid e la sconfitta sarà sembrata più amara anche a Ronaldinho: sconfitta doppia, sofferenza unica. L’altra volta, si parla del Pallone d’oro, la festa era molto italiana (il bacio della Bellucci, il secondo posto di Buffon) e Ronaldinho perso un po’ indietro per le sue abitudini. Dunque il Fifa World Player ha messo fine a dubbi e critiche. Anche 165 ct e rispettivi capitani delle nazionali hanno votato Cannavaro come miglior giocatore dell’orbe calcistico: 498 punti a lui, 454 a Zidane e 380 a Ronaldinho. Chi potrà più contestarlo? Forse i giornalisti, ai quali ieri il nostro ha dato l’ennesima risposta vagamente avvelenata. «Solo per il fatto che sono qui, dovrebbero zittirsi quelli che mi criticano. Questa è stata una stagione incredibile, non potrei chiedere di più». Così incredibile da rimettere i difensori al centro del mondo calcistico. Il premio Fifa non era mai stato vinto da uno di loro, al massimo c’era arrivato Matthaus, un centrocampista. Gli altri tutti attaccanti o trequartisti. Ma questo dev’essere l’anno delle santificazioni o delle grandi delusioni: Ronaldinho e il Brasile si sono accontentati di briciole, Zidane è entrato in tante classifiche, ma ha vinto solo quella come miglior giocatore del mondiale. E per colpa dei giornalisti che, fra l’altro, lo hanno votato prima della finale. E poi se ne saranno pentiti, perché anche l’etica vuole la sua parte.
Invece il difensore azzurro, dal mondiale in poi, ha conquistato tre premi (c’è anche quello del mensile inglese World Soccer), è diventato un’icona ed è riuscito a far dimenticare le sue mezze figure proposte con il Real. Cosa chiedere di più? La risposta ha toccato molti fronti: «Che questo premio sia il segnale della rinascita del calcio italiano dopo tutto quello che è successo in estate prima del mondiale. E che la stampa francese o spagnola rivedano certi concetti. Per tanti anni tutti si sono chiesti perché un difensore non vinceva certi premi. Poi, quando li ho vinti io, hanno reclamato. Questa è una rivincita per me e la categoria, anche se non penso di esser così antipatico». Gli spagnoli lo hanno già perdonato, soprattutto ieri che la fiesta contemplava i suoi amici del Real Madrid. Raul, presentatosi all’Opera House di Zurigo per ricevere il premio fair play del mondiale destinato alla nazionale spagnola, e Ronaldo, scarpa di bronzo del mondiale, superato da Klose e Crespo.
Il resto era ancora Italia: Buffon, giudicato il miglior portiere del mondiale, che ha portato con sé la commozione e la memoria per quei due ragazzi della Juve, Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, morti annegati venerdì. La Fifa li ha voluti ricordare al momento dell’annuncio del premio al portierone ed è stato un gesto di umanità poco frequente a Zurigo e dintorni. E così pure è stato commovente il premio reso alla memoria di Giacinto Facchetti. «Voglio rendervi partecipi della grande persona che era Giacinto», ha detto il presidente Blatter, consegnando alla vedova il «Presidential Award». Nel mondo azzurro di Zurigo si è infilato anche Pirlo, terzo fra i migliori del mondiale (secondo Cannavaro) e l’elogio della qualità dell’Italia campione del mondo è stato completo. Un premio è andato anche al pubblico del mondiale. «Grandissimo esempio di come il calcio possa unire», è stato detto. E, in effetti, il pubblico di Germania 2006 ha dimostrato che c’è un tifo che non si chiama ultras.