Cannavaro: «Questa è una Juve di amici»

Tony Damascelli

Cannavaro Fabio, presente. In fondo non ci sarebbe altro. Due gol in una volta sola, non capita spesso, si potrebbe anche pagare qualche bottiglia di champagne: «Chi? Io? Sono loro che devono offrire, i compagni di squadra. Li ho fatti vincere una partita difficile, delicata. Nel primo tempo non avevamo fatto nemmeno un tiro in porta. Poi le cose sono cambiate».
Dicono i maligni che se Cannavaro Fabio indossasse ancora la maglietta a righe orizzontali del Parma gli avrebbero annullato le prodezze. Si mette a ridere, ricorda: «Se alludete a Juventus-Parma allora vi dico che un altro gol l’ho segnato al Siena con De Santis arbitro. “Non mi annullerai anche questo!”, gli ho detto e lui si è messo a ridere. Certe cose capitano, fallo di confusione si scrive. Ma una cosa è l’errore, un’altra il massacro che riguardò l’arbitro. Fu costretto a cambiare casa, una follia».
A proposito di follia. Che ne dice dell’Inter che la liquidò?
«Ci risiamo: il primo anno non fu un fallimento, arrivammo secondi e in semifinale di champions. Alla seconda stagione invece qualche problema con la gamba, giocai soltanto ventotto partite con il coltello nella tibia. E allora finì tutto».
Adesso fa la guardia del corpo della Signora.
«Ho letto, mi fa piacere ma io faccio parte delle guardie del corpo, non ho l’esclusiva. Sto bene nel fisico e nella testa, lo scudetto ha portato consapevolezza, una specie di seconda vita, ma ci sono molti progetti ancora».
Per esempio?
«Incomincio da quello più serio: la fondazione con Ciro Ferrara per la nostra città. Ciro e io siamo fortunati, qualcosa dovevamo fare per i bambini poveri, per chi ha bisogno. E così abbiamo portato canestri e cibo nelle zone calde, Scampia, Sanità e abbiamo fatto ristrutturare l’oratorio della chiesa di Forcella. Siamo soltanto all’inizio. Poi c’è la coppa dei campioni che manca a questa squadra e manca a me personalmente».
Figli?
«No, basta, per favore, se no mia moglie mi ammazza. Ci sono già Martina, Andrea, Christian».
Christian con o senza l’acca come il figlio di Totti?
«Con l’acca, come il figlio di Vieri....».
A proposito della moglie, che dice del taglio dei capelli?
«Non è contenta, li vorrebbe più lunghi ma a me piacciono così, stile inglese, belli comodi».
Se si guarda allo specchio ricorderà anche quel filmato acido nello spogliatoio del Parma.
«Lo ricordo e ne vedrete delle belle. Li ho querelati tutti, dalla Rai in giù. Per fortuna è venuto subito fuori il nome del farmaco, altrimenti sarebbe stata la rivoluzione. Io so che si trattava di immagini forti, so che furono strumentalizzate ma so anche di avere fatto sempre cose lecite».
A proposito, Eydelie del Marsiglia ha vuotato il sacco.
«Tredici anni dopo. Ci doveva pensare allora, rifiutando le iniezioni, chiamandosi fuori dalla partita e denunciando chi gli aveva proposto quei medicinali. Oggi non ha alcun senso quello che sta dicendo. E quando si parla di flebo non si parla di doping».
Oltre al doping abbiamo anche il problema del razzismo.
«Voi pensate che noi napoletani non siamo per caso stati trattati al grido di “africani, terroni, sporchi”? Io ci rido su, è la sola maniera per reagire. Il problema esiste, insieme con la violenza e l’ignoranza. E insieme con un altro guaio».
Quale?
«La moviola. Per noi in campo la moviola non ha significato, un calciatore non si vede e non si rivede mai nel fotogramma di una moviola».
È cambiata anche la qualità del gioco.
«Per me è migliorata, nel complesso. Sono migliorate la professionalità e la preparazione degli atleti, restiamo privilegiati e dovremmo ritrovare quel senso di rispetto che a volte viene smarrito. È vero: non ci sono più i solisti che erano i protagonisti quando io incominciai, da Van Basten a Maradona, da Platini a Gullit. Oggi conta la squadra, il livello medio si è alzato».
Vista da fuori e vista da dentro non è la stessa Juventus.
«Da fuori era antipatica, come lo erano il Milan o l’Inter. Vista da dentro è una squadra con un senso di appartenenza e di amicizia che nessuno può immaginare. Qui ogni settimana si va a cena da uno di noi, si crea l’ambiente di amicizia ideale, cose che altrove non avevo mai trovato. Eppoi alla domenica appena l’arbitro fischia un fallo a nostro favore giù proteste e insulti».
Le piace Torino? Ma Napoli, Parma e Milano erano un’altra cosa. «Mi mancano il mare di Napoli, la tranquillità di Parma, il rapporto umano particolare di Milano. Torino è meno brutta di quello che crediate. Per un calciatore, anzi, è ideale».
Farà anche lei il tedoforo per le Olimpiadi?
«No, ma voglio andare a vedere le partite di hockey. Mi hanno detto che ci sono difficoltà per i biglietti». Provi a rivolgersi a Moggi, «non ci sòn probleemiii!».