Cannavaro scaccia l’incubo del Diavolo

Vantaggio sardo con Suazo su rigore, Del Piero sbaglia il penalty che avrebbe riequilibrato la partita. Contestato il calcio d’angolo finale: per gli isolani il tempo era già scaduto

Marcello Di Dio

nostro inviato a Cagliari

Sette secondi prima che il campionato si riapra clamorosamente, ecco che la Juventus pesca il coniglio dal cilindro. Sta per scoccare il 95’ della sfida di Cagliari, i minuti di recupero concessi dall’arbitro Ayroldi sono stati infatti 5, fischiatissimi e contestatissimi, è l’ultima occasione del match: sul calcio d’angolo, anche questo contestato da parte dei sardi, battuto da Camoranesi sbuca la testolina di Cannavaro, l’elevazione del difensore è imponente, la deviazione feroce nell’angolo alto della porta sarda, il gol spegne i sogni di colpaccio del Cagliari e forse anche quelli di riaggancio in vetta del Milan. Che comunque ha recuperato già nove punti in due mesi ai bianconeri ormai sulle gambe. Se non avesse l’importante impegno della Champions, un pensierino allo scudetto – distante cinque lunghezze - la squadra di Ancelotti potrebbe tornare a farlo, fermo restando che la Juventus dovrà pure ritrovare una vittoria dopo questa serie negativa.
Le scene finali del Sant’Elia vanno dalla rabbia del Cagliari alla gioia di Capello che – a sorpresa – abbraccia il difensore napoletano eroe di giornata (e non è la prima volta quest’anno) mentre dagli spalti piove di tutto, ovviamente non soltanto parole. Furiose le proteste dei sardi sull’azione che porterà al calcio d’angolo decisivo. «Per noi il tempo era scaduto», dirà alla fine Abeijon, espulso insieme con Langella nel turbolento finale e scagliatosi contro il pessimo Ayroldi (designazione incomprensibile per una partita così delicata, sbaglia tutte le decisioni – rigori compresi -) insieme con lo stesso Langella e a Chimenti al rientro negli spogliatoi.
Tocca al patron del Cagliari Cellino bloccare l’impeto dei suoi giocatori e la mente ritorna anche al precedente della rissa con il reggino Tedesco, avvenuto più o meno nello stesso punto qualche settimana fa.
Tensione anche dopo il match, con gli agenti quasi in assetto di guerra che rimangono nell’antistadio per evitare che i tifosi di casa (un migliaio rimasti in zona dopo la fine della partita) vengano a contatto con i bianconeri - il cui pullman era già stato colpito da sassi all’arrivo al Sant’Elia - e il direttore di gara. La solita atmosfera di guerriglia che è ormai comune a tutti i campi di calcio italiano, in qualunque categoria.
Tornando alla partita, la squadra di Sonetti può e deve recitare un nuovo mea culpa: come domenica scorsa (allora fu l’attaccante del Palermo Di Michele a segnare il gol del veleno, l’1 a 1 all’ultimo secondo di recupero), hanno subìto un gol a tempo scaduto. Un peccato, perché la partita del Cagliari è stata positiva dal punto di vista tattico e dell’impegno. Con un’arma in più: il portiere Chimenti, scaricato da Capello a gennaio.
Tre parate decisive su Del Piero, tra cui il calcio di rigore (concesso generosamente da Ayroldi per un presunto fallo di Conti su Zambrotta) che poteva riaprire i giochi dopo un’ora. «Mi ha mandato scherzosamente a quel paese», confesserà Chimenti che per farsi perdonare ha invitato l’attaccante, Zambrotta e gentili signore a trascorrere le feste di Pasqua in Sardegna. Ma prima, compiuta la parata più importante della giornata, lo stesso Chimenti si era rivolto con gestacci verso la panchina della Juve. «Non ce l’ho con voi, ma con lui che mi ha cacciato via», precisa con la mano l’estremo difensore leccese ai suoi ex compagni, che non capivano la sua reazione veemente.
Sorprendente invece quella di Capello dopo il gol del pareggio: di solito compassato, stavolta corre ad abbracciare Cannavaro. Un segno di liberazione dall’incubo di una corsa scudetto diventata pericolosamente impervia. Fino ai quesi sette secondi finali, ormai storici.
Tra tanti record positivi, anche qualcuno negativo: la peggiore serie del tecnico alla Juventus (sei partite senza vittorie), la tradizione negativa di Del Piero contro il Cagliari (è la squadra alla quale ha segnato meno reti, tre, e ieri si è mangiato oltre al rigore altre due clamorose occasioni), l’ennesima partita senza reti di un Ibrahimovic pure più ispirato, ma giunto a un’astinenza di dieci partite.
Suazo, invece, festeggia la rete numero diciotto della stagione: il rigore, anche questo un po’ dubbio per intervento di Zambrotta su Langella, lo avvicina sempre più a Gigi Riva (l’attaccante rossoblù più prolifico della storia con 21 reti).
Ma la sconfitta del Messina, ora a tre punti di distacco, è forse l’unico vero sorriso della giornata.