Cannavaro, senatore conservatore vota per «difesa e contropiede»

Il capitano pensa positivo: «Siamo messi meglio che in passato. Ma non facciamo calcoli: giochiamo per vincere e basta». L’obiettivo azzurro è evitare il Brasile: «Ma pure l’Australia ha impressionato»

nostro inviato a Duisburg
Domani taglierà il traguardo delle 96 partite in azzurro («e mi piacerebbe arrivare a 100 con la finale di Berlino, ma sono scaramantico e non ci voglio pensare»). Fabio Cannavaro suona la carica per Amburgo, non vuole pensare all’ipotesi pessimistica di una prematura eliminazione («sarebbe un fallimento, anche se nel nostro girone c’è chi è messo peggio»). E a chi gli chiede una buona ragione per non fare le valigie in anticipo replica: «Rispetto alle ultime manifestazioni, guardando le statistiche siamo un po’ in vantaggio. Ma non facciamo calcoli, scendiamo in campo per vincere e basta». Perché se il Brasile non ha esaltato, «è sempre meglio evitarlo, anche se l’Australia vista nel primo tempo contro la Seleçao mi ha impressionato».
Per vincere, Cannavaro immagina un’Italia cinica. «Dobbiamo riscoprire il nostro dna, ritornare alle origini – dice -. Il segreto per andare lontano è essere più concreti e riscoprire anche qualche espediente difensivo della cultura calcistica italiana. Chissà quanto avremmo vinto se negli ultimi anni avessimo fatto ricorso a certi trucchi, penso ad esempio agli Europei del 2000. E poi, a proposito di concretezza, ricordo che al mio esordio a Wembley vincemmo 1-0, facendo un solo tiro in porta: il gol di Zola». Insomma, un po’ di nostalgia per il vecchio adagio «difesa e contropiede» all’italiana («abbiamo visto qualche cassetta della Repubblica Ceca, loro giocano così»), ma guai a toccare il modulo lippiano, quello con le due punte e il trequartista o con il tridente d’attacco. «Il mister è convinto di questo modulo? Allora non andiamogli contro - scherza Cannavaro -. Non credo comunque che sia saggio rinnegare un modulo che negli ultimi due anni ci ha dato tante soddisfazioni, abbiamo più peso in avanti». Sì, ma se il nostro trequartista è il Totti visto con gli Usa, si rischia un po’ di più dietro. A Kaiserslautern si è visto Cannavaro richiamare il romanista invitandolo a rientrare. «Non ho richiamato nessuno – precisa il difensore della Juventus -. Semplicemente, gli avversari premevano, ci avevano sorpresi con quell’avvio impetuoso». E Cannavaro nega anche l’ipotesi fatta da Lippi di un approccio sbagliato alla partita. «Non abbiamo scontato problemi di concentrazione: al mondiale da questo punto di vista si va in automatico. Ogni volta che scendi in campo hai l’adrenalina giusta». Allora il problema è stato soprattutto fisico, come molti critici hanno sottolineato. «Diciamo che in una manifestazione come questa - ammette Cannavaro - ci può stare un problema di recupero. Ma io francamente non vedo un’Italia stanca».
Al capitano è logico chiedere le situazioni degli azzurri più in vista, come Totti e Del Piero, ma anche la condizione mentale di Zaccardo o di De Rossi, protagonisti in negativo nella sfida con gli Usa. «Quelli come Totti fanno la differenza, hanno più qualità sul piano tecnico, vedono il gioco in anticipo. È giusto aspettarlo: si sta impegnando, il tecnico lo ha visto bene e lo ha fatto giocare. Quanto ad Alex, anche lui si sta allenando bene: si è messo a disposizione della squadra, ha voglia di mettersi in mostra ma rispetta le decisioni del ct. Per quanto riguarda Zaccardo, ho cercato di rincuorarlo, un autogol al mondiale ti manda sotto choc anche se sei un giocatore esperto. De Rossi, invece, ha capito di avere commesso un errore e ora bisogna lasciarlo stare».
La Repubblica Ceca incombe e Cannavaro indica l’arma da usare per non andare in difficoltà: «Dobbiamo essere bravi a non lasciargli l’uno contro uno e ad accorciare la squadra. Nedved? Ha un modo di giocare che dà fastidio a chi lo incontra, ha una forza superiore alla media, credo che lo chiamerò prima della partita per prenderlo un po’ in giro, da tempo parliamo di questa sfida». Che si giocherà di pomeriggio e il clima afoso di questi giorni può essere un ostacolo ulteriore: «Non pensavo che in Germania facesse così caldo e ci fosse così tanta umidità». Ma quando gli viene chiesto di commentare il possibile derby in B con il fratello Paolo, Cannavaro dice: «Andiamo tutti a casa». In questo momento l’unico pensiero è arrivare a Berlino e diventare il terzo «centenario» azzurro.