Cannavaro: «Vittoria del gruppo Siamo gente umile, che ha fame»

«Il trofeo di miglior giocatore a Zidane? Il mio premio l’ho avuto: la Coppa. E non dirò addio alla maglia azzurra, per me è fondamentale»

da Roma

La foto di Cannavaro che alza la Coppa è pure in prima pagina del quotidiano iraniano Shargh. L’immagine che il capitano conserverà nella memoria. «Ora si vedrà di più la nostra foto, ma non sparirà quella dell’82».
Cannavaro, quanto ha dormito?
«Nemmeno un secondo, abbiamo festeggiato fino alle 7,30. Quando siamo arrivati in albergo, c’era grande entusiasmo dei tifosi. Era giusto salutarli».
La Coppa con chi ha dormito?
«Con me e mio figlio Christian. Dormiva quando sono tornato con il trofeo. Appena si è svegliato, ha sorriso».
Il premio Fifa come migliore giocatore del mondiale è andato a Zidane. Forse lo avrebbe meritato lei.
«Io il mio premio l’ho avuto, la Coppa».
Quel gesto, però, il francese poteva evitarlo...
«Sì, è stato brutto. Non so cosa gli abbia detto Materazzi, ma il suo gesto resta davvero inspiegabile. E se dava a me quella testata che sono più basso di Materazzi, poteva farmi male».
A inizio match, quando vi siete incontrati a metà campo, Zidane non l’ha guardata negli occhi. C’è rimasto male?
«No, però mi piace guardare le persone negli occhi. Se uno non lo fa, vuol dire che ha paura».
Dopo questo Mondiale fantastico, spera nel Pallone d’oro?
«Non scherziamo, quel trofeo lo danno solo a chi fa spettacolo».
Stavolta i rigori sono stati favorevoli. Lei ha mostrato tranquillità a ogni tiro dal dischetto azzurro.
«Non potevamo perdere ancora. Ero sicuro che alla fine sarebbe andata bene, avevamo in campo 8-9 specialisti, e Buffon in porta. Anche se non ne ha preso uno».
Eppure non era cominciata nella maniera migliore...
«Abbiamo subito gol subito, c’era tanto tempo per recuperare, non abbiamo mai mollato».
Qual è stato il vostro segreto?
«Siamo stati bravi a nascondere i limiti e a mostrare i pregi. Sappiamo di non avere uno come Zidane, abbiamo puntato sul gruppo, su gente con fame».
Molti sostengono che gli scandali vi abbiano dato una spinta in più.
«Non ci doveva essere un altro scandalo per tornare a vincere, ma forse le polemiche ci hanno dato forza».
I giorni di Coverciano sono stati difficili.
«Sapevamo che lasciando Firenze e giunti in Germania le polemiche si sarebbero calmate, ma siamo rimasti sempre sereni. E voglio precisare che Guido Rossi non mi ha rivoltato come un calzino, come avete scritto. Ora però non mi interessa fare polemiche».
Ma la vostra vittoria ha sorpreso molti. Tutti dicevano Brasile.
«Era in una forma strepitosa, sono giocatori imprevedibili e fantastici nell’uno contro uno. Ma in un mondiale ci sono tante variabili, così una squadra che ha tanta umiltà e giocatori che magari non sono stelle può arrivare a vincere la Coppa».
C’è chi diceva che avrebbe dovuto rinunciare alla fascia di capitano. Si è preso una bella rivincita.
«Nessuna rivincita, la fascia di capitano è sempre a disposizione dei compagni e dell’allenatore. Conta l’esempio che si dà in campo».
Domenica lei è entrato nel club dei centenari azzurri.
«Mi vengono i brividi se penso che sono arrivato a 32 anni a 100 presenze in nazionale e con un titolo mondiale in tasca».
Ora dirà basta alla nazionale?
«Certo è difficile trovare gli stimoli dopo un successo così. Ma è difficile anche dire no alla nazionale, per me indossare la maglia azzurra è una cosa fondamentale».