Canned Heat, da mezzo secolo la storia del boogie in «bianco»

Bisogna star attenti a non farsi prendere la mano dalla nostalgia quando sul palcoscenico salgono i gloriosi Canned Heat, visti in Svizzera e al Blue Note di Milano nel pieno del loro tour europeo. Non è solo la nostalgia per il propulsivo e dinamico sound della più longeva e personale band di boogie blues di sempre, ma è anche il rimpianto per gli eroi che non ci sono più. Per la voce chioccia e nasale del gigantesco Bob «The Bear» Hite, per la fluente chitarra di Al Wilson per nominare due indimenticabili personaggi di culto. Molto dello stile Canned Heat (da Woodstock alle storiche versioni di On the Road Again e Goin’ Un the Country) è farina del loro sacco. Però non siamo qui per una celebrazione dei morti, ma per documentare la continuità col passato del batterista Adolfo Fito de la Parra, che viaggia con muscolosa vitalità nei territori del blues, del rock e del boogie con un gruppo aperto i cui elementi fissi sono BarryLevenson e Robert Lucas alle chitarre (ormai non più giovinetti) e Greg Kage al basso. Tra mito, storia e quotidianità.