Cannes insegna: più soldi ai film d’autore

Era atteso anche Sorrentino, ieri, nella saletta del Senato dove si presentava il volume «Lo Stato delle cose», sottotitolo «Vizi privati, pubbliche virtù nel cinema italiano». Il regista del «Divo» non s'è visto, in compenso c'erano Monicelli, Montaldo, Gregoretti, Scola, storiche colonne dell'Anac, a sostenere la tesi del «libro bianco». Riassumibile nella domanda: «Se vi dicessero che, per ogni 100 euro che lo Stato italiano spende per il nostro cinema, gliene rientrano, sotto varie forme, a vario titolo e in tempi diversi, circa 200, ci credereste?». Magari bisogna intendersi su «forme», «tempi» e «vario titolo», ma francamente no. Gli estensori della ricerca (Pecoraro, Rossetti, Russo e Scimeca) invece non hanno dubbi: lo spreco di denaro pubblico è una favola, frutto di stereotipi e disinformazione, bisogna leggere meglio i dati. Così scopriamo che nel periodo 1995-2004 sono stati finanziati 342 film per un totale di 553 milioni euro. Un'enormità. Di questi, 130 sono rientrati grazie ai rimborsi effettuati dai produttori. Uno pensa: così pochi? Per gli autori invece sono abbastanza, su per giù quanto prescrive la legge.
Leggiamo: «Con questo non vogliamo certamente sostenere che tutto l'intervento pubblico nel cinema abbia connotazioni virtuose», ma senza il finanziamento pubblico «non potrebbe esistere un'industria privata». Basta intendersi sull'entità, la qualità e la modalità dell'intervento statale. All'Anac pensano che il reference-system introdotto da Urbani penalizzi i migliori, in sostanza foraggiando i soliti noti. Tuttavia, da quando i fondi sono diminuiti (per il 2008, alla voce produzione, il governo Prodi ha stanziato 43 milioni), il meccanismo sta dando i suoi frutti. Si finanziano meno film che piacciono di più a critica e pubblico. La controprova? Viene da Cannes. Quattro titoli italiani (due in gara, uno fuori, uno della Quinzaine), tutti realizzati col decisivo ma non esclusivo apporto del ministero. Il che ha permesso a Bondi di plaudire «al cinema che stimola la riflessione non solo sulle virtù e i punti di forza di un Paese ma anche sui problemi da affrontare» e di confermare il sostegno pubblico per «consolidare i risultati ottenuti e contribuire al definitivo rilancio dell'industria».
Ecco le cifre. «Gomorra» di Garrone: 2 milioni di euro. «Il divo» di Sorrentino: 1 milione e 700mila. «Sanguepazzo» di Giordana: 1 milione e 400mila. «Il resto della notte» di Munzi: 1 milione 550mila. Poi ben vengano il tax-credit, il tax-shelter, l'anti-trust eccetera: ma vogliamo dirlo che nel decennio 1995-2004 s'è speso troppo e male?