A Cannes nuove dive crescono Ecco i «sex symbol» del futuro

Vabbé. Noi qui a scrivere articolesse su Ambra, che lascia la tournée teatrale per stress (leggi: l’età avanza e gli impegni professionali pure e le due cose fanno a pugni), oppure su Isabella Ferrari, che mentre aspetta la sua occasione fa réclame alle taglie forti e, ancora, sull’indignazione civile di Tony Servillo, che è tanto bravo, ma: ci sarà qualcun altro,oltre lui? Per tacere degli orfani di Raffaella Carrà, dell’onnipresenza di Belén, flop al botteghino con Se sei così, ti dico sì e incombente da una vita, tanto da sembrare vintage pure lei. E loro, invece, quelli del livello superiore, cioè i professionisti della scena internazionale, pronti a incrociare le lame, ora, al Festival di Cannes, portando aria fresca sulla Croisette. Per salire i ventiquattro gradini della montée des marches da vere star ci vogliono bellezza, talento e gioventù. Doti che non mancano ai divi emergenti di tutto il mondo - noi, lì, portiamo la stagionata Margherita Buy di Habemus Papam e Dio sa quanto ridono, gli spettatori, alla di lei parodia nel film Boris, tic e mossette inclusi -, che si segnaleranno alla ribalta mondiale. Non è un paese per vecchi Cinelandia, tanto che, d’accordo, tutti aspettano Johnny Depp al più mediatizzato dei festival, ma lui pare stanco, con quelle interviste sul bello della sua famiglia con Vanessa Paradis. Dov’è l’ardente pirata della saga dei Caraibi, il divo droga&rock’n’roll dei beati anni iniziali? Il vecchio Jo mostra la corda e il pubblico cannense sposterà la sua attenzione sulla nuova cocca di Hollywood, Astrid Bergès-Frisbey, che in Pirati dei Caraibi 4 fa la sirena. Il fatto è che un sistema divistico sano, non inquinato da nepotismi e mafioserie, fa largo ai giovani. Sembra vecchia persino la coppia Angelina Jolie-Brad Pitt, attesa in Costa Azzurra col corteo di pargoli multietnici e, intanto che i Brangelina fanno parlare di sé per adozioni, smanie bisex di lei, o lamentele di lui, papà-sitter a tempo pieno (roba senile, in fin dei conti), piccoli divi crescono. In comune hanno la giovane età: dai 20 ai 25 anni, per lo più. Ma quali sono, nel dettaglio, le facce nuove di Cannes, mentre Pènelope Cruz è dejà vu? Per restare in Spagna, Pedro Almodovàr ha sostituito la sua «Pe» con una nuova «chica», Elena Anaya, protagonista del drammatico La pièl que habito (La pelle che abito, distribuito dalla Warner il 23 settembre). La storia è quella di un chirurgo plastico, che si vendica dello stupratore di sua figlia. La Anaya, vincitrice del Premio Goya, vista in Lucia y el sexo e nell’almodovariano Parla con lei, ha le carte in regola per diventare nuova diva iberica, sebbene sia la più anziana (35 anni) dell’ultima leva. Più fresca, l'australiana Emily Browning, classe 1988, farà parlare di sé con Sleeping Beauty, film in concorso di Julia Leigh. Apprezzata in Sucker Punch, la biondina incarna la «bellezza dormiente»: la si vedrà studentessa, prostituta di lusso, drogata fino alla catalessi e, quando dorme, i suoi clienti ne dispongono a piacimento. Intanto, fa discutere il poster torbido-rétro, con lei come modella preraffaellita. Occhio alle ventenni Hafsia Herzi e Adèle Haenel, prostitute nella casa chiusa de L'Apollonide di Bertrand Bonello. Ma i ragazzi? Sarà l’americano Henry Hopper, figlio di Dennis, a far battere i cuoricini: è del 1990 e apparirà biondo, efebico e perverso nel drammatico Restless di Gus van Sant. Poi emergono le francesine Juliette Darche, Louise Grinberg e Roxane Duras, tre delle diciassette adolescenti del film 17 Filles di Muriel e Delphine Coulin, ispirate a un fatto realmente accaduto, nel 2008, quando le ragazze d’un liceo decisero di rimanere incinte contemporaneamente. Nella sezione Un certain regard ecco l’americana Elizabeth Olsen, sorella minore di Mary-Kate e di Ashley. L’attrice, classe 1989, farà rabbrividire nel thriller Martha Mercy Mary Marlene di Sean Durkin. E Anais Demoustier,a 23 anni diretta da Guédijan ne Les neiges du Kilimandjaro? Fa bene Carla Bruni a rimanere a casa.