Canone inverso

In giugno raccontammo che il canone della Rai è obbligato a pagarlo chiunque possegga anche solo una videocamera, un videocitofono, un Ipod, un videofonino, un modem, uno schermo di computer e persino una macchina fotografica digitale. La tv passa ormai via cellulare e via internet, le compagnie telefoniche hanno i loro canali, ma così stanno le cose: in teoria dovrebbe pagare anche un turista col telefonino.
L’onorevole Donatella Poretti, della Rosa nel pugno, ha fatto un’interpellanza rimasta inevasa. L’Aduc, associazione di consumatori, ha chiesto lumi all’Agenzia delle Entrate (numero verde, poi agenzia Torino 2, poi altro numero «Rispondi Rai») e al ministero delle Finanze (centralino, poi Ufficio Legislativo, poi Ufficio Finanze, poi richiesta di istruttoria via fax) e alla Guardia di finanza (Controllo sul territorio, poi Ufficio centrale relazioni con il pubblico, poi Comando Provinciale di Roma, poi Ufficio monopoli, poi comandi regionali e provinciali vari) ma nessuno ha dato risposte serie.
Notare che il regolamento che origina tutto il casino, secondo cui deve pagare il canone «chiunque detenga apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi», risale al Regio Decreto n. 246 del 21 febbraio 1938, quando in Italia neppure c’erano i televisori.