Canta «We are the world» e trent’anni di successi

Diventato famoso con «All night long» stasera al Forum presenta l’ultimo cd «Coming home»

Non piace ai duri e puri del rhythm and blues e ai fan della «black music» più battagliera, eppure Lionel Richie è un figlio della gloriosa etichetta Motown. Confeziona abiti troppo eleganti al suo soul diluito con le melodie pop e i ritmi dance, ma è un personaggio che vanta nel suo palmares 100 milioni di album venduti, 5 Grammy ed un Oscar, ora si rilancia con il cd Coming Home, che presenta stasera al Datchforum - nell’unico concerto italiano della tournée europea partita il 27 febbraio - insieme ad una sfilata dei suoi maggiori successi.
Non conosce crisi il buon Richie, occhieggiando alle classifiche e all’easy listening ma riproponendo in chiave moderna gli indimenticabili suoni della Motown. Gli appassionati dell’epoca lo ricordano cantante e sassofonista dei Commodores. Una band che negli anni Sessanta-Settanta oscillava tra funk e ballate melodiche portando al successo brani come Easy, Three Times a Lady, Say Yeah o il roboante strumentale Machine Gun che divenne un classico nelle arene sportive (un po’ come We Are the Champions oggi) e aprì i concerti dei Jacksons Five. Richie lasciò il gruppo nel 1981 («dopo che scrissi lady per Kenny Rogers, e il brano volò in testa alle hit parade, il passaggio alla carriera solista per me fu praticamente obbligato») e si impone con i suoi toni vocali melliflui e suadenti, pronti a far ballare il pubblico ma anche a sconvolgere i sensi dei giovani innamorati. Solo negli anni Ottanta cinque pezzi al numero uno delle classifiche e tredici canzoni di fila nelle Top Ten.
«Quando conosci le strutture armoniche, quando sai come scrivere una canzone perché emoziona prima te che il tuo pubblico, allora hai il segreto del successo», ha detto. Così la sua ricetta vincente si apre con Truly e prosegue con album come Can’t Slow Down (oltre 15 milioni di copie vendute nel 1983) e Dancing On the Ceiling, potenziati da corazzate come All Night Long e Say You Say Me (lenta ballata coinvolgente, una delle migliori del suo repertorio) che ha sottolineato le scene del film con Barishnikov Il sole a mezzanotte. Come non citare poi l’inno We are the World (in comproprietà con Michael Jackson) e via via Running With the Night, Penny Lover fino a I Call It Love che l’anno scorso, dopo tanti anni ha segnato il suo ritorno al vertice della classifica.
Negli anni Novanta infatti dischi come Louder Than Words e Time non hanno centrato il bersaglio. Lionel s’è ripreso nel decennio successivo - senza clamore ma con una certa continuità, sia in concerto che in dischi come Renaissance e Just For You. Si dice che la sua musica sia troppo disimpegnata ma Richie risponde: «Io scrivo canzoni come fossi un predicatore di campagna che deve farsi capire da tutti. Non si può avere e cantare per pochi. Il punto di riferimento della mia musica è il modo in cui la gente vive i problemi quotidiani. Le canzoni e le ballate d’amore non cambieranno il mondo ma aiutano a sognare». Se volete divertirvi e sognare con lui lo trovate stasera con Chucky Booker alle tastiere, Dino Soldo al sax, Ben Mauro alla chitarra, Derek Allen al basso, Oscar Seaton alla batteria.
Lionel Richie
stasera ore 21
DatchForum tel 0584-46.477