Un cantante egiziano ha messo in musica i dubbi arabi su Obama

Shaban Abdul Rahim, celebre in tutto il Medio Oriente, ha subito fatto uscire uno dei suoi tanti single politici in cui canta: &quot;Speriamo che Barack non sia come Bush&quot;<br />

Shaban Abdul Rahim è sempre sulla notizia. Il popolare cantante egiziano a pochi giorni dall’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca ha già un singolo pronto su di lui. Il controverso autore del Cairo, che fino a pochi anni fa faceva lo stiratore in un quartiere periferico della grande metropoli, mette in guardia i sostenitori di Obama in Medio Oriente: il successore di George W. Bush, dice, ci potrebbe deludere. “Speriamo che Obama non sia come Bush, figlio di una dona pazza”. “Ora Bush se n’è andato, Obama è arrivato. E allora? La Palestina è ancora occupata e l’Irak distrutto”.

In Egitto e nella maggior parte dei Paesi arabi l’elezione di Obama ha sollevato grandi aspettative e la fine del mandato dell’impopolare Bush fa sperare molti in una trasformazione della politica americana nella regione.

Ha colto al volo l’occasione dell’elezione del senatore di Chicago alla Casa Bianca, Shaban Abdul Rahim. Ha subito fatto uscire uno dei suoi tanti singoli politici, che compaiono con grande regolarità a cavallo dei grandi eventi internazionali e nazionali e hanno spesso il sapore di propaganda di regime. Le cassette e i cd delle sue canzoni si vendono a centinaia sulle bancarelle nei mercati del Cairo. Il cantante è diventato celebre nei Paesi arabi quando anni fa cantava “Odio Israele, amo Amr Moussa”, l’allora popolare ministro degli Esteri, il più credibile rivale del rais Hosni Mubarak, poco dopo nominato segretario generale della Lega araba con una promozione che a molti è parsa soprattutto un allontanamento dal regime.

Sha’bula, come è chiamato dagli egiziani il cantante, sposava in una sua canzone uscita dopo l’11 settembre la teoria del complotto: “Non sono stati gli arabi, gli americani si sono abbattuti le Torri da soli”. “Non colpite l’Irak”, cantava nel 2003 mentre l’America si preparava all’invasione e in un'altra canzone parlò a favore del dittatore iracheno Saddam Hussein. Il giorno dopo la rielezione a presidente di Mubarak, nel 2005, cantava le lodi dell’inamovibile rais. Con puntualità incredibile, ha pubblicato un album poco dopo la controversa vicenda delle vignette satiriche sul profeta Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands-Posten.