La cantante serba che sfida l’Unione Europa

Marija Serifovic, ambasciatrice della Ue «per il dialogo interculturale», appoggia il candidato ultranazionalista avversario di quello filoeuropeista

Una famosa cantante serba si schiera con Tomislav Nikolic, l’ultranazionalista e bestia nera delle cancellerie occidentali che oggi potrebbe vincere per un soffio le elezioni presidenziali. Nulla di sconvolgente se non fosse per il fatto che Marija Šerifovic ha vinto l’ultima edizione dell’Eurofestival della canzone ed è stata nominata «Ambasciatrice per il dialogo interculturale» dell’Unione Europea. La Ue, però, è il nemico numero uno di Nikolic, che vuole tenersi il Kosovo a tutti i costi. Se il leader del Partito radicale diventasse presidente imporrebbe la rottura diplomatica con i Paesi europei che appoggiano i secessionisti albanesi della provincia.
Non solo: Molitva (Preghiera), la canzone che ha vinto il festival europeo, è stata adottata, durante la campagna elettorale, come inno degli ultranazionalisti che rimpiangono il mito della Grande Serbia. La Serifovic si è esibita ai comizi appoggiando a colpi di ugola Nikolic contro il moderato ed europeista Boris Tadic, presidente uscente, sul quale punta l’Occidente. Marija ha solo 23 anni e nel 2007 ha vinto l’Eurofestival in Finlandia. Subito dopo la cantante ha dichiarato di «sentirsi orgogliosa di essere serba» ed è diventata un’eroina. Al suo ritorno a Belgrado è stata accolta da centomila persone.
Oggi, la cantante, «ambasciatrice» europea, appoggia il candidato di un partito ancora presieduto da Vojislav Seselj, detenuto all’Aia con l’accusa di avere istigato i crimini di guerra compiuti nel disfacimento della Jugoslavia negli anni novanta. Marija è scesa in campo il 24 dicembre al raduno dei radicali a Kragujevac, città natale sua e di Nikolic. Davanti a 5mila ultranazionalisti, che guardano più a Mosca che a Bruxelles, ha intonato Preghiera per suggellare l’appoggio al candidato ultranazionalista.
Il 15 gennaio, a Belgrado, la Šerifovic è riapparsa ad un comizio dei radicali appoggiando senza riserve Nikolic e sostenendo che la sua canzone è «una preghiera per una nuova, diversa e più onesta Serbia». L’apoteosi è avvenuta giovedì scorso quando la cantante ha chiuso la campagna elettorale dei radicali all’Arena di Belgrado, il nuovo palazzetto dello sport costruito per gli europei di basket. La Šerifovic ha arringato la folla sostenendo che «i radicali mantengono le promesse». Compresa quella di non volere rinunciare al Kosovo.
Non a caso durante il raduno è stato letto un messaggio di Seselj che attaccava duramente Tadic e l’Unione europea accusata di essere nemica dei serbi e desiderosa di amputarne il territorio. L’assurdo è che alla fine del comizio la canzone della Šerifovic, premiata dall’Europa, è diventato l’inno degli ultranazionalisti con un coro di migliaia di persone.
John MacDonald, portavoce della Commissione europea, ha dichiarato che «gli ambasciatori scelti dalla Ue sono liberi di avere le proprie opinioni politiche, ma c’è un problema se le loro iniziative diventano incompatibili con gli scopi per cui sono stati nominati, ovvero promuovere il senso di appartenenza all’Unione e la comprensione reciproca». L’aspetto più imbarazzante è che l’Eurofestival di quest’anno si dovrebbe tenere a Belgrado e la madrina di diritto è la Šerifovic. Bruxelles sta studiando come evitarlo, soprattutto se oggi vincerà Nikolic.
(Ha collaborato Stefano Giantin)