«Cantare gli eroi» ora tra Ettore e Achille la sfida si fa in chiesa

Da domani in Santo Stefano la lettura dell’Iliade promossa dalla Statale e da Progetto Italia

Francesca Amé

È la dimensione epica che piace al pubblico. Quell’attrazione verso un mondo di avventura, dove la storia e il mito si prendono a braccetto e generano personaggi immortali come Ettore e Achille. La pensa così Dario Del Corno, docente di Letteratura greca alla Statale che, insieme al collega Giuseppe Zanetto, cura un ciclo di letture dell’Iliade di Omero. Nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti - quella che alcuni hanno letto al liceo - si cimenteranno, in un ciclo di sei incontri, tanti attori tra cui Massimo Foschi, Ottavia Piccolo, Gian Carlo Dettori, Nicola Stravalaci. La proposta è della facoltà di Lettere e Filosofia della Statale e di Progetto Italia Telecom che, dopo le letture dell’Odissea, propongono ora tutte le settimane (da domani al 6 marzo) una bella selezione del poema sulla guerra di Troia all’interno del ciclo «Cantare gli eroi».
Si comincia con il celebre proemio «Cantami, o Diva del Pelìde Achille...» e con il furioso litigio tra Achille e Agamennone: l’appuntamento è con l’interpretazione di Massimo Foschi nella chiesa di Santo Stefano Maggiore (ore 18.30, ingresso libero) e l’aspettativa è quella di bissare il successo delle letture dell’Odissea che nell’autunno del 2004 catalizzarono l’attenzione di diecimila spettatori.
«Milano ha bisogno di marciare insieme sul fronte della cultura - commenta Andrea Kerbaker, amministratore delegato di Progetto Italia Telecom e scrittore che vanta una lunga amicizia con il professor Del Corno -: in questo caso, in città si è realizzata una convergenza di interessi per trasmettere il sapere in maniera non convenzionale». La Statale non ha fatto attendere la sua adesione: dopo il successo dell’Odissea, ha imparato ad uscire dalle aule istituzionali e a divulgare la conoscenza non solo ai suoi studenti ma alla città tutta. I classici - lo dimostra anche il grande successo delle letture dantesche di Sermonti nella basilica delle Grazie - incontrano in questo periodo grande favore da parte del pubblico milanese che ancora una volta si recherà nel suggestivo scenario di una chiesa del centro per sentir parlare di letteratura.
Sono lezioni sui generis quelle proposte: di volta in volta gli attori leggeranno alcuni versi tratti dai canti più significativi del poema omerico dopo una breve introduzione di un docente dell’università per inquadrare la vicenda. Invocazioni agli dei e tante battaglie, ma anche amore (come quello tra Ettore e Andromaca), amicizia, ira, morte: «C’è un profondo desiderio di ritorno all’antico - spiega il professor Del Corno -: Omero ci regala ancora alta qualità artistica e forza delle emozioni, esprimendo il tutto in forma diretta e comunicativa».
Il motivo del successo delle letture omeriche consiste, secondo lo studioso, nel fatto che sono evocati personaggi, come il forte Achille o il valoroso Ettore, che appartengono ormai stabilmente alla nostra cultura. Eroi eterni, dunque, che la lettura interpretata rende ancor più vicini. Non solo: si potrebbe azzardare anche qualche considerazione sociologica sul successo delle letture pubbliche dei classici greci. «Di fronte all’effimero dell’attualità - spiega Dario Del Corno - affidarsi ai grandi classici significa scegliere valori stabili e sicuri. Senza dimenticare tuttavia che Omero riesce ad attrarre il lettore perché, accanto al peso della tradizione, narra avventure ineguagliabili».