CANTAROMA a Trastevere e in via Margutta

Visitare la Capitale seguendo i consigli delle guide turistiche è roba vecchia. Per conoscere Roma - e viverla al meglio - basta ascoltare le tante canzoni che ne hanno celebrato quartieri, abitudini e atmosfere. Da Romolo Balzani a Renato Rascel, da Claudio Baglioni ad Antonello Venditti, i «ciceroni» sono tanti. Non rimane che scegliere i percorsi. O meglio, la colonna sonora. Le proposte non mancano.
D’altronde, la melodia romana vanta una lunga tradizione, che affonda le radici negli stornelli per arrivare ai grandi cantautori. Si intitola San Giovanni la canzone in cui Romolo Balzani descrisse l’omonimo festival musicale, che dal 1891, si teneva al Laterano. Alla stessa zona e all’abitudine delle coppie di appartarvisi è dedicata Nun me ne scordo mai, scritta nel 1894 da Adolfo Giaquinto: «Me feci un bell’insogno l’altra notte che annamo soli soli a San Giovanni, impainati co’ li mejo panni, sdraiati tutti e due sopra un landò».
Il Tevere che «te serve da cintura» con «San Pietro e er Campidoglio da lettiera» sono tra i luoghi per i quali «Canta si la vòi canta’» conclude Quanto sei bella Roma. Immancabile la visita a Fontana di Trevi: Arrivederci Roma di Renato Rascel - «T’invidio turista che arrivi, t’imbevi de fori e de scavi, poi tutto d’un colpo te trovi fontana de Trevi ch’è tutta pe’ te» - e Fontana di Trevi di Achille Togliani, «la speranza tu infondi a chi crede nell’amor».
Non singoli monumenti, ma interi quartieri per Sora Menica, che rientra nella tradizione del botta e riposta tra rioni, «belle le romane ma so’ più belle le trasteverine, l’arubbacori so’ le monticiane». Malgrado il testo, a giudicare dal numero di canzoni che lo citano, sembra sia stato Trastevere a rubare il cuore ai romani, da Casetta de Trastevere, sulle demolizioni degli anni Trenta, a Ciumachella de Trastevere, uno dei brani più belli di «Rugantino», senza dimenticare Fiori trasteverini, che cita pure San Pietro e Colosseo. Tra le mete più amate, i lungotevere, con Chitarra romana - «Lungotevere dorme mentre il fiume cammina» - e Pe’ lungotevere: «Lì sotto l’arberi de Lungotevere, le coppie fileno li baci scrocchieno... si nun sei pratico de regge moccoli pe’ Lungotevere nun ce passa’».
La vocazione romantica della zona viene confermata in tempi più recenti da Claudio Baglioni in Con tutto l'amore che posso: «E lungo il Tevere che andava lento lento, noi ci perdemmo dentro il rosso di un tramonto» fino a «inciampare» in un bacio. Del cantante anche, 51 Montesacro e Porta Portese.
Numerosi gli «indirizzi» suggeriti da un altro cantore della romanita: Antonello Venditti. Alcuni nei titoli - Giulio Cesare, per il liceo al quartiere Trieste, Piazzale degli Eroi e Campo de' Fiori - altri nei testi. Qui cita Valle Giulia, Dolce Enrico (dedicata a Enrico Berlinguer) piazza San Giovanni, Scusa devo andare via San Lorenzo, Roma Capoccia spazia dai sette colli a San Pietro e Colosseo e C’è un cuore che batte canta Villa Borghese e Tevere.
Via Margutta compare in Arrivederci Roma ma a farla protagonista è Luca Barbarossa che l’ha scelta come titolo per una delle sue canzoni più belle, in cui dice «Amore vedessi com’è bello il cielo a via Margutta». Tra omaggi e citazioni, il rap Il cielo su Roma dei Colle der Fomento - «dimmi quante volte hai visto il cielo sopra Roma e hai detto quant'è bello, viettelo a vede’ dall’alto scavalca il muro al Foro» - che, in taluni passi, sembra proporre un tour, «L’ho attraversata col motorino da parte a parte o in metropolitana sotto il suolo... tanti scenari da film per chi si ama, quante fontane per bere in ogni angolo». Vicoli, palazzi, bar e trattorie sono La Roma che conosco di Marco Conidi: «La Roma che conosco, du’ ore pe’ fa’ un metro però mentre te blocca te fa vede’ San Pietro». Perfino la parodia non ha trascurato di rendere il suo omaggio alla città. Corrado Guzzanti ha riproposto in punta di note - parodiando con affetto proprio Venditti - le uscite del Grande raccordo anulare. Gnometto Band usa il Tiburtino come sfondo de L’uomo in smart e il litorale per Ostia non è Rio. Non rimane che accendere lo stereo e mettersi in viaggio.