Cantatore emula i gladiatori: combatte al Colosseo

Il pugile sfida l’ucraino Gurov Tremila «fortunati» a bordo ring gli altri gratis attorno al parterre

È al capolinea. No, ma manca poco. Circolano brutte voci sulle sorti della boxe italiana. Pare condannata a soffocare in un ormai troppo lungo anonimato, da cui invece deve uscire in fretta. Sia per conquistare giovani appassionati, ormai più affascinati dai pugni finti di Cinderella Man che da quelli veri, sia per riaccendere la fantasia dei vecchi cultori, costretti a campare di ricordi. Ci vorrebbe un campione capace di diventare un idolo, naturalmente. Ma i tempi cambiano e allora nemmeno un campione può bastare, alla nobile arte: fa tanto comodo anche l’evento, la cornice, il contorno, la gran serata.
Giusto il piatto che Roma offre questa sera, con l’Europeo dei massimi leggeri fra Vincenzo Cantatore, 36 anni, professionista dal 1993 e l’ucraino Alexander Gurov, stessa età, più alto di 9 cm. E’ il clou di una riunione che scatta alle 21, con una serie di incontri-antipasto all’appuntamento più atteso, previsto per le 23.15. Con diretta su Rai Due ma l’occasione è troppo invitante per accontentarsi della tv. E non solo perché chi vince fra i due, oltre alla cintura continentale, si garantisce almeno la speranza di combattere poi un Mondiale.
Si diceva della cornice: il fascino, in questo caso, è innanzitutto lì. Nel teatro della sfida che, per una volta, non è uno stadio o un palazzetto. Il ring è stato allestito a cielo aperto, al cospetto dell’Arco di Costantino, con il Colosseo sullo sfondo. Lo scenario più suggestivo per due uomini che incrociano i guantoni. Un progetto che Cantatore - la cui consorte, Francesca, è l’organizzatrice della serata - coltivava già nell’ottobre scorso, quando, al Palazzetto dello Sport, sfidò e battè Bispo dos Santos, nella più recente delle sue 32 vittorie (con 4 sconfitte e 1 pari). E che questa sera diventa realtà.
Cantatore non è romano doc, è nato a Santo Spirito, in Puglia, ma vive qui dalla primissima infanzia. Si sente profondamente legato alla città, la conosce bene. L’ha persino girata di notte, nelle ultime settimane, correndo per tenersi in forma e allenare i suoi 188 cm di muscoli a dare il massimo all’ora insolita in cui, stasera, dovrà tirar cazzotti. Racconta di essersi trovato a fare footing fra le coppiette appartate a Villa Ada o fra i travestiti all’Acquacetosa. Stasera, ovviamente, lo scenario sarà diverso. Cantatore si esibirà davanti ai 2800 fortunati possessori di un biglietto per il parterre - con molti vip, si dice, da Roberto Benigni a Gianfranco Fini, da Teo Mammuccari a Giovanna Mezzogiorno - e a tutti i romani che potranno accedere all’area tutt’intorno al parterre. Gratuitamente, per volontà di Cantatore. Che, per l’incontro con Gurov, si è preparato con cura minuziosa. Anche nelle immagini da spendere raccontando le sue emozioni.
«Mi sembra di riaprire il Colosseo, che era stato fatto per i gladiatori: noi pugili siamo i gladiatori del terzo millennio. Mi sento lo stesso spirito, mi sento un “gladiatore emancipato“ del 2007. Incrociare i guantoni sotto il Colosseo mi farà sentire a casa». Tutti d’accordo, anche i politici della boxe, i papaveri giunti a Roma per celebrare l’appuntamento e che parlano di «matrimonio fra sport, cultura e spettacolo» e di «avvenimento proiettato nel futuro, punto di riferimento per chi vorrà organizzare incontri di pugilato in futuro».
Alle pause di alleggerimento, come vuole il manuale dello spettacolo, penserà l’attore Pino Insegno, che ha già confessato di soffrire doppiamente, «perché sul ring c’è un amico e perché non mi pagano». L’evento, la cornice, il contorno, la gran serata. Naturalmente, c’è anche il match. Che Cantatore deve vincere. Non è un dettaglio.