Cantautori in fila per Sanremo Adesso piace anche agli snob

Piano piano ce l’hanno fatta. C’è voluto un Gianni Morandi, d’accordo. Ma anche Gianmarco Mazzi, che è direttore artistico nonché diplomatico per eccellenza, ha fatto la sua parte. E Vecchioni pure, vincendo l’anno scorso oltretutto con uno dei brani più politici degli ultimi anni, roba che ai tempi del pentapartito figurarsi. In poche parole il Festival di Sanremo è finalmente riuscito a sdoganarsi tra i cantautori. Vecchi e nuovi. Vent’anni fa vi sareste immaginati Lucio Dalla al Festival? Macché. Stavolta invece sì: ha scritto un brano per Pierdavide Carone, talento puro e un po’ troppo trascurato, e gli dirigerà persino la Sanremo Festival Orchestra durante l’interpretazione. Insomma Sanremo non è più il babau competitivo da cui il cantautore duro e puro doveva stare ben lontano perché la vera musica era tutt’altro. In fondo un po’ è anche colpa - si fa per dire - della contingenza, ossia della crisi discografica che ha prosciugato tutte le riserve auree (anche) del cantautorato. E dell’anagrafe, si sa, che più cresce e più appiana tanti luoghi comuni. Comunque quest’anno già solo le indiscrezioni la dicono lunga: in gara dovrebbero presentarsi tanti cantautori, magari di fianco alle rivelazioni post talent show tipo Emma Marrone, che l’altro giorno ha annunciato (con polemicuccia annessa) la sua molto probabile partecipazione.
Per carità, la lista finale e definitiva sarà annunciata domenica prossima ma, come è stato argutamente scritto, il cast non è un segreto di Fatima. E le indiscrezioni filano. Di Eugenio Finardi già si conosce persino il brano che potrebbe portare in gara: E tu lo chiami Dio, mica una canzoncina. Di Edoardo Bennato, per dire di uno che trent’anni fa ha riempito lo stadio di San Siro ben prima di tutti gli altri, sembra quasi sicura la partecipazione, e sarebbe un colpaccio. Poi Samuele Bersani, un gioiellino della canzone d’autore. E i Marlene Kuntz del Cristiano Godano grande amico di Nick Cave, pronti a seguire lo sfavillante passaggio dei La Crus che l’anno scorso, grazie a un Mauro Ermanno Giovanardi al top, hanno convinto tutti. Insomma, sfumata la partecipazione di Gigi D’Alessio insieme con Loredana Berté (però pare che lui pubblichi a fine mese il loro duetto), potrebbe essere la volta di Nina Zilli (diciamo quasi certa dopo la grande canzone di due anni fa), di Nek e addirittura di Fabio Concato, un signore d’altri tempi che in queste settimane prepara il suo ritorno sulle scene con un album inedito dopo tanto, tantissimo tempo. Solo indiscrezioni, ovvio. Ma fino a pochi anni fa si parlava, con tutto il rispetto, di Al Bano o Little Tony. Stavolta di Ron e Raf e Renga. E non si accenna più a Morgan solo perché lui ha ammesso di non essere stato accettato. Dunque un Festival che, sgombrato il campo dalle solite nenie glamour sulle vallette (solo due), nella canzone pare aver ritrovato il punto focale. E forse non è un caso che nella scenografia ispirata alle ruote dentellate di Leonardo da Vinci (ma anche a una scena di Tempi Moderni di Charlie Chaplin) di Gaetano Castelli sia ritornata la scala, la temutissima scala: servirà simbolicamente a far rientrare in scena la categoria musicale che più ha rifiutato Sanremo. Alla fine, certo, conterà anche l’accoppiamento con un ospite straniero che ogni cantante deve garantire per la serata del giovedì, quella che avrà più eco nel resto del mondo. Ma rimane che il Festival, dato per morto quand’era ancora vivo, ha annientato anche la storica diffidenza che per quasi mezzo secolo aveva tenuto lontano i cantautori.
Poi dite se è poco.