«Cantavamo Rosamunda», 60 anni dopo

Pier Luigi Gardella

Insolito convegno sabato 14 gennaio presso l'Hotel Astor di Nervi: a distanza di oltre sessant'anni si sono ritrovati 42 alpini reduci dalla Campagna di Russia.
L'occasione era un incontro con l'emerito Presidente Nazionale dell'Associazione Alpini Leonardo Caprioli, che, in soggiorno a Nervi, ha voluto donare a tutti gli alpini reduci di Russia della Sezione di Genova il suo libro di memorie «Cantavamo Rosamunda».
L'incontro è stato organizzato dal Gruppo Alpini di Nervi e, come ha sottolineato il Capogruppo Ivo Benatti, ha voluto essere soprattutto un ringraziamento da parte degli alpini più giovani, che non hanno fortunatamente conosciuto la guerra, a quegli anziani ormai ultraottantenni, che hanno invece vissuto i tragici momenti della Campagna di Russia. Dopo il saluto del Vice Presidente Sezionale Giovanni Celso ed una circostanziata introduzione fatta da Alfredo Costa, già vice Presidente Nazionale per sei anni, Leonardo Caprioli ha parlato col cuore ai suoi ex compagni. Appartenente al 5° Reggimento, Battaglione Edolo della Tridentina Caprioli si è sentito in dovere di ringraziare gli alpini della Cuneense e della Julia, che in quel tragico gennaio 1943, mentre infuriava l'offensiva russa che chiuse in una morsa di ferro i capisaldi di quelle due Brigate, consentì agli uomini della Tridentina di mettersi in salvo.
In salvo per modo di dire, perché in quella crudele ritirata la maggior parte dei nostri soldati rimase, senza vita, in terra russa: dove non poterono gli avversari, poterono il gelo, la neve, le malattie.
Di quei giorni Caprioli conservava tanti appunti, ed è stata proprio la vedova di Giulio Bedeschi, indimenticato autore di «Centomila gavette di ghiaccio», a spingerlo ed incoraggiarlo per raccogliere quei suoi frammenti di diario in un libro. E Leonardo Caprioli questo libro vuole donarlo in tanti incontri che sta facendo presso le Sezioni Ana di tutta Italia, proprio a quei reduci, suoi compagni, con i quali ha vissuto momenti di grande sacrificio, di dolore. È un libro di memorie, dove non solo Caprioli racconta i tragici giorni della ritirata in terra russa, ma raccoglie pure tanti suoi interventi, scritti, articoli, durante la sua Presidenza dell'Ana Nazionale e quella della Sezione di Bergamo.
Tra i ricordi di guerra Caprioli ci ha raccontato di uno in particolare; la grande gioia che provò il 16 gennaio 1943, quando rifugiato in un'isba con altri commilitoni sentì bussare alla porta e vide entrare suo fratello, tenente, del quale aveva perso ogni notizia da diversi giorni.
Essere nuovamente assieme fu probabilmente determinante per la loro salvezza.