Tra canti e balli per chiedere pacs e adozioni

Da una piazza della Repubblica chiusa al traffico, sotto il sole cocente, è partito intorno alle 17 di ieri pomeriggio il corte del «Gay Pride» romano. Nove i carri delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione, seguiti da una vasta folla danzante. «Più diritti per tutti: anche in Russia» è lo slogan che campeggiava sul carro dell’ArciGay ornato con palloncini del colore della bandiera russa. «A Mosca - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente del circolo ArciGay di Roma - lo scorso maggio, a meno di 10 giorni dalla manifestazione non è arrivata l’autorizzazione. Per questo motivo, come recita il nostro slogan, chiediamo più diritti per tutti». Sul carro dell’ArciGay, che ha aperto le danze con un inedito remix di una nota canzone di Ramazzotti ribattezzata «ti “pacserò” perché», quattro ballerini in slip bianchi e colbacchi hanno ballato fino al traguardo del Colosseo.
Secondo una stima fornita dagli stessi organizzatori sono state quasi 50mila le persone che hanno partecipato al corteo che, a ritmo di dance music, ha sfilato lungo le strade di una Roma semideserta. Le cifre discostano da quelle fornite dalla questura, secondo la quale i partecipanti a questa nuova edizione del «Gay pride» non arriverebbero alle 9mila.
Musica, balli, acconciature vistose, palloncini e tanti slogan in difesa dei diritti degli omosessuali. È stato il solito calderone multicolore a caratterizzare la nuova edizione del Gay Pride .
In testa al corteo, lo striscione con lo slogan che caratterizza la manifestazione: «Di tutto di più». Proprio il noto slogan Rai è stato ripreso anche dal primo carro, che proponeva un enorme studio televisivo dal quale venivano trasmessi i canali «Gayuno», «Gaydue» e «Gaytre», con i «Telegiornali del futuro». Tra gli altri otto carri, spiccava quello organizzato dal circolo Mario Mieli-Muccassassina, chiamato per l’occasione «Alegria», e che ospitava una grande festa brasiliana dove drag queen, transessuali, go-go boy e mamme lesbiche hanno ballato lanciando slogan per il matrimonio gay e i pacs. E poi i carri degli «orsi» e dei «leather» e il carro dal titolo «No censure», con sagome di eroine di telefilm e cartoni animati.
Tra i presenti, il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria, quello dei Ds Nicola Zingaretti, l’assessore capitolino alle pari opportunità, Mariella Gramaglia, l’assessore regionale al Bilancio del Lazio Luigi Nieri e quello capitolino alle Periferie Dante Pomponi. «Questo - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell’Arcigay di Roma - non è un pride di protesta ma di richieste: pari diritti per gay e lesbiche con l’introduzione di pacs e matrimoni omosessuali; una legge contro le discriminazioni; e una legge che tuteli i transessuali e permetta loro il cambio dei dati anagrafici anche prima dell’operazione. Speriamo che il governo e le amministrazioni ci diano risposte». «Oggi festeggio il mio quarantunesimo compleanno e il dodicesimo gay pride a Roma. L’ultimo in cui chiediamo le unioni civili - ha detto Vladimir Luxuria, poco prima che il corteo iniziasse a muoversi da piazza della Repubblica -. Lo prendo come impegno, in qualità di parlamentare, perché il prossimo pride festeggeremo le unioni civili».
Non poteva mancare la «nota di colore». Poco prima di arrivare all’Arco di Costantino il corteo si è fermato per gridare «Bacio, bacio» a una coppia di neo-sposi che stava facendo le tradizionali foto ricordo davanti al Colosseo.»