Il Cantico dei cantici del «profeta» Zorn

Dopo la «sorpresa fuori programma» di ieri sera per cui John Zorn, Lou Reed e Marc Ribot si sono esibiti in trio all'Alcatraz (era la prima volta in Europa), oggi al Teatro degli Arcimboldi (ore 21) Zorn conclude per Milano la fitta serie dei concerti del festival MiTo con uno spettacolo di eccezionale interesse in coproduzione con Aperitivo in Concerto. Si tratta di uno dei lavori più recenti del compositore e sassofonista americano, cioè della sua versione musicale di Shir haShirim, il Cantico dei Cantici, libro della Bibbia attribuito tradizionalmente a Salomone, terzo re d'Israele (in realtà risale al quarto secolo a.C.), costituito da una raccolta di canti d'amore. Interpretato per consuetudine in senso allegorico, rappresenterebbe il rapporto fra Dio e il suo popolo nella tradizione ebraica, e fra Dio e la chiesa in quella cristiana. Zorn si presenta in veste di direttore di un gruppo che comprende Lou Reed e Laurie Anderson voci recitanti; Lisa Bielawa, Martha Cluver, Abby Fischer, Kathryn Mulvihill, Kirsten Sollek voci e il quartetto strumentale composto da Carol Emanuel arpa, Marc Ribot chitarra, Greg Cohen contrabbasso e Kenny Wollesen vibrafono e percussioni.
John Zorn, 55 anni, per lungo tempo non è stato apprezzato secondo i meriti, almeno in Europa, a causa di certe sue opere «difficili» e di atteggiamenti discussi: nemmeno i suoi intensi dodici minuti di «Cat O'Nine Tails», diffusi in tutto il mondo nel 1993 da un Cd del Kronos Quartet, hanno cambiato più di tanto la situazione. Ma Zorn è oggi un musicista equilibrato e maturo, in grado di avvalersi in pieno delle sue straordinarie doti intellettuali, compositive e strumentali che vanno ben al di là del jazz. È il leader riconosciuto dell'abbondante colonia di musicisti ebrei d'avanguardia degli Stati Uniti di cui fanno parte Uri Caine, Don Byron e Avishai Cohen, per citare soltanto i più noti. E nel giugno scorso, a Verona Jazz 2008, ha convinto anche gli ascoltatori più refrattari. Ha suonato nella prima parte in duo con la voce-strumento di Mike Patton e nella seconda in quartetto con Dave Douglas tromba, Greg Cohen contrabbasso e Joey Baron batteria. Con Patton ha proposto suoni rabbiosi e disperati, con il quartetto temi dolci e leggibili, spesso malinconici ed evocativi: due concerti diversi in uno, ma comunque meravigliosi. Zorn è dunque, senza più alcun dubbio, uno dei migliori autori-esecutori della contemporaneità musicale. Egli riconosce in sé le tracce di John Cage, Edgar Varèse, Anthony Braxton, Jimmy Giuffre, ma è consapevole di aver conseguito una cifra del tutto personale. I musicofili milanesi lo attendono ora alla prova impegnativa del Cantico dei Cantici, in prima e unica data europea, con viva fiducia.